Un sito registrato da poco più di dieci settimane, privo di ragione sociale, di partita IVA, di indirizzo e di recapiti, che invita persone fisiche a iscriversi per «ottenere commissioni» da presunti ordini su marketplace altrui, non è un'impresa: è una vetrina. È questo, sulla base degli elementi oggettivi ricavabili dalle sue pagine pubbliche, il profilo di Eurivells, raggiungibile all'indirizzo eurivells.top. Questa recensione si conclude con un avviso netto: Eurivells presenta gli indicatori tipici di una truffa online del tipo «task scam», e a chi legge diciamo di non registrarsi e di non versare alcuna somma.
La valutazione si fonda su dati verificabili, riportati di seguito uno per uno. Eurivells ci è stato segnalato da una persona che ha chiesto assistenza. Per scelta metodologica non ci siamo registrati e non abbiamo effettuato versamenti: l'analisi riguarda ciò che qualunque visitatore può vedere senza identificarsi. Il gestore di Eurivells è libero di replicare, con atti pubblici e non con slogan, ciò che qui risulta mancante.
Che cosa mostra Eurivells al visitatore: un «mall» senza negozi
La pagina d'ingresso di Eurivells si presenta con la scritta «MALL» e un pulsante «ENTER». Sotto compare una vetrina di «TOP MERCHANTS» con i loghi di venti piattaforme commerciali note, tra cui Amazon, eBay, Walmart, Target, Best Buy, Costco, Etsy, AliExpress, Alibaba, Zalando e Rakuten. Superato l'ingresso, la home page di Eurivells propone una barra di ricerca, etichette di marchi del lusso (tra cui Bulgari, Gucci e Chanel, e un «DIRO» che pare un refuso di Dior), un banner fotografico, un riquadro «Notice» e, soprattutto, un blocco intitolato «GET COMMISSIONS» con l'indicatore «LIVE». In basso la navigazione è ridotta a quattro voci: Home, Categories, Order, My.
La voce «My» conduce a una schermata di accesso che porta un terzo nome, «LUXURY – Premium Shopping Experience», con i soli campi di login e i comandi «Login», «Register» e «Forget the password». Un successivo accesso diretto alla home riporta alla schermata di login: i contenuti sono riservati a chi si registra. Su Eurivells non esiste una pagina «Chi siamo», non esistono condizioni generali, informativa privacy, pagina contatti o indirizzo. Per un portale che sollecita il pubblico a operare, la lista delle omissioni è più eloquente di qualsiasi giudizio.
Un dominio di agosto 2026 e quattro nomi diversi: l'identità che Eurivells non ha
Il primo dato tecnico riguarda l'età del dominio. Dal registro RDAP del dominio di primo livello .top risulta che eurivells.top è stato registrato il 26 agosto 2026, con scadenza al 26 agosto 2027, tramite un registrar con sede a Singapore. Alla data di questa verifica, l'8 novembre 2026, il dominio esiste da 74 giorni. I dati del titolare non sono pubblici. L'estensione .top è un dominio generico, liberamente registrabile da chiunque, che non attesta alcuna qualifica commerciale o finanziaria.
Il secondo dato è la mancanza di coerenza nominativa di Eurivells. Il sito si chiama Eurivells nel dominio, «MALL» nella pagina d'ingresso, «LUXURY» nella schermata di accesso e «uni-app» nel titolo della scheda del browser: quest'ultimo è il nome di un framework di sviluppo, rimasto nel modello di partenza senza essere personalizzato. Un operatore reale cura il proprio marchio. Un modello riciclato e adattato in fretta, invece, conserva le tracce del template.
Le ricerche sul web non restituiscono recensioni indipendenti, articoli o segnalazioni indicizzate relative al dominio. L'assenza di storia è coerente con una registrazione recente, e dice una cosa semplice: nessuno, oltre al sito stesso, può attestare che Eurivells abbia mai consegnato un ordine o pagato una commissione.
Nessuna società, nessuna partita IVA, nessuna autorizzazione: cosa manca a Eurivells
Nelle pagine consultabili di Eurivells non compare la denominazione di una società, non compare il nome di un amministratore o di un responsabile, non compare una partita IVA o altro numero di identificazione fiscale, non compare una sede legale, non compare un indirizzo PEC o un recapito telefonico. Questa assenza non è un dettaglio formale. L'art. 7 del d.lgs. 70/2003, che recepisce la direttiva sul commercio elettronico, impone al prestatore di servizi della società dell'informazione di rendere facilmente accessibili la denominazione, l'indirizzo geografico, i recapiti e, ove applicabile, il numero di partita IVA e gli estremi dell'autorizzazione. Eurivells non assolve nessuno di questi obblighi informativi.
Sul piano finanziario il quadro è altrettanto netto. L'art. 18 del d.lgs. 58/1998 (TUF) riserva l'esercizio professionale, nei confronti del pubblico, dei servizi e delle attività di investimento a banche e imprese di investimento autorizzate, e il Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCA) subordina a un'autorizzazione specifica la prestazione di servizi per le cripto-attività. Eurivells non cita alcuna autorità di vigilanza, alcun numero di iscrizione, alcun registro. Non si presenta come un intermediario, ma il suo schema, come vedremo, ruota attorno a flussi di denaro e a ticker di criptovalute: dove un sito raccoglie risorse dal pubblico in funzione di un profitto promesso, la mancanza di abilitazione diventa il primo indicatore da verificare.
Le «commissioni» di Eurivells: numeri senza unità, utenti senza identità
Il blocco «GET COMMISSIONS» è la parte più rivelatrice del sito. Mostra un elenco scorrevole di utenti con nomi mascherati, ciascuno affiancato da un pulsante «Get commission» e da un numero, con valori che vanno da 51 a 937. Non è indicata alcuna valuta, alcuna unità di misura, alcun periodo di riferimento, alcun ordine collegato. Non è pubblicata alcuna percentuale di rendimento, né un prospetto dei compensi, né un criterio di calcolo.
Colpisce anche la forma dei nomi. Gli utenti mascherati cominciano con sigle di criptovalute: USDT, LINK, AAVE, DOT, ETH, MATIC, ATOM, ADA, SOL, BTC, AVAX. In un negozio di prodotti di lusso non c'è alcuna ragione per cui i clienti si chiamino come i ticker di un exchange. È verosimilmente la traccia di un elenco di dimostrazione costruito per un'altra piattaforma e riadattato: un cartello pubblicitario, non un registro di pagamenti.
La promessa di fondo, per quanto implicita, è riconoscibile: compensi consistenti a fronte di operazioni elementari, come cliccare, ordinare, valutare. Il tema delle percentuali irrealistiche emerge, nelle «commissioni» di Eurivells, per sottrazione. Non esiste un'attività commerciale in cui una persona che non fornisce capitale, merce, competenze né servizi riceva «commissioni» ripetute da centinaia di unità per un'operazione banale. Se qualcuno le promette, il compenso non proviene da un'attività economica: proviene, nei casi che l'autorità di vigilanza ha descritto pubblicamente, dai versamenti di altre vittime o dalle somme che la vittima stessa viene indotta a depositare.
Lo schema ricorrente delle task scam: dal compito semplice al deposito per «sbloccare»
Non possiamo sapere con certezza come operi nel dettaglio Eurivells. Possiamo però descrivere lo schema che la Consob e le cronache giudiziarie documentano da tempo nelle offerte di lavoro online legate alle criptovalute, definite dalla stessa Consob «iniziative ingannevoli» finalizzate all'acquisizione di denaro e di dati personali.
Il contatto avviene di norma per messaggio, su WhatsApp, Telegram o SMS, con una proposta di lavoro flessibile e ben retribuito: il testo tipico è un saluto generico, seguito da una presunta selezionatrice che usa il nome di una società reale. Il compito sembra innocuo, mettere «mi piace», seguire profili, scrivere recensioni o completare «ordini». I primi compensi compaiono sullo schermo e spesso sono simulati: servono a creare fiducia. Poi l'utente viene portato su un portale riservato, gli viene chiesto di aprire un portafoglio in criptovalute e, a un certo punto, di versare denaro per poter proseguire, per salire di livello o per sbloccare i guadagni accumulati. Quando la vittima chiede di prelevare, o smette di pagare, il referente scompare.
L'indicatore decisivo è sempre lo stesso: chi lavora non paga per lavorare. Nessun datore di lavoro reale chiede al dipendente di anticipare somme per ricevere lo stipendio.
Truffa (art. 640 c.p.), aggravante telematica e abusivismo finanziario (art. 166 TUF)
Sul piano penale, gli artifici impiegati per indurre al versamento integrano il delitto di truffa previsto dall'art. 640 del codice penale: induzione in errore mediante artifici o raggiri, ingiusto profitto con altrui danno. La falsa apparenza di un negozio, i guadagni simulati, il saldo che cresce sullo schermo sono artifici in senso tecnico.
Quando il fatto è commesso a distanza attraverso strumenti informatici o telematici idonei a ostacolare l'identificazione dell'autore, ricorre l'aggravante dell'art. 640, secondo comma, n. 2-ter, introdotta dalla l. 90/2024 e in vigore dal 17 luglio 2024. Nella sentenza n. 27907/2026 (udienza del 14 luglio 2026) la Seconda Sezione penale della Cassazione ha chiarito che l'aggravante speciale riguarda le modalità esecutive della condotta, collocando la fattispecie tra i reati commessi mediante sistema informatico, e distinto la minorata difesa dell'art. 61, n. 5, c.p., legata alla vulnerabilità della vittima.
Se Eurivells raccoglie denaro prospettando profitti, entra in gioco anche l'abusivismo finanziario dell'art. 166 TUF. La Cassazione ha affermato più volte che questo reato può concorrere con la truffa, perché le due fattispecie tutelano interessi diversi: l'abusivismo è reato di pericolo, posto a tutela degli investitori e del mercato; la truffa è reato di danno e richiede la lesione effettiva del patrimonio (Cass. pen., Sez. V, n. 32514/2020; Cass. pen., Sez. II, n. 189/2020). In quest'ultima pronuncia la Corte ha ritenuto che l'essersi presentati come soggetti esperti e autorizzati ad operare in un settore regolamentato costituisca artificio e raggiro. Va precisato che l'art. 166 TUF presuppone un'attività di servizi di investimento: nel caso di Eurivells la sua applicabilità dipende da ciò che l'indagine accerterà sull'effettivo schema di raccolta, mentre la truffa è configurabile in ogni caso in cui vi sia stato un versamento indotto con l'inganno.
Chi riceve e trasferisce i proventi su conti propri o di terzi può rispondere di riciclaggio e autoriciclaggio (artt. 648-bis e 648-ter.1 c.p.): la responsabilità non è limitata a chi ha progettato il sito.
Querela e tempi: perché la procedibilità cambia la strategia
Il punto più trascurato riguarda la procedibilità. Nella stessa sentenza n. 27907/2026 la Cassazione ha stabilito che la truffa aggravata ai sensi dell'art. 640, secondo comma, n. 2-ter, è oggi punibile soltanto a querela della persona offesa, in forza della deroga prevista dal quarto comma dell'articolo, come modificato dal d.l. 48/2025, convertito dalla l. 80/2025. Senza querela, il procedimento non può proseguire. Il termine ordinario è di tre mesi dalla notizia del fatto (art. 124 c.p.): lasciar passare i mesi nella speranza di un rimborso significa rischiare di perdere la tutela penale.
Il tempo pesa anche sul piano cautelare. L'indicazione precisa dei conti e dei portafogli di destinazione nella denuncia-querela è ciò che consente alla procura della Repubblica di valutare il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.), mentre in sede civile e per la parte civile nel processo penale restano esperibili il sequestro conservativo (artt. 316 c.p.p. e 671 c.p.c.) e l'azione di ripetizione dell'indebito oggettivo contro chi ha incassato le somme (art. 2033 c.c.). Ogni giorno di ritardo riduce le possibilità di intercettare i fondi.
Sul fronte amministrativo, la Consob dispone dal 2019 del potere di ordinare ai fornitori di connettività l'oscuramento dei siti di intermediari abusivi (art. 36, comma 2-terdecies, d.l. 34/2019, conv. l. 58/2019): secondo i dati diffusi con il comunicato del 15 ottobre 2026, i siti oscurati dal luglio 2019 sono 1.848, di cui 240 legati alle cripto-attività. L'oscuramento, però, non restituisce un euro e non impedisce la riapertura dello stesso schema con un dominio diverso: è uno strumento di contenimento, non di recupero.
Che cosa fare se hai già utilizzato Eurivells
Se hai utilizzato Eurivells, il primo atto è smettere di pagare, anche se ti viene chiesto di versare denaro per sbloccare un prelievo o per «completare» un ordine. Il secondo è conservare ogni prova:
- le schermate dell'area riservata, dei saldi e delle «commissioni» visualizzate;
- i messaggi con il referente su WhatsApp o Telegram, con numero e profilo;
- le ricevute dei bonifici, i dati dei portafogli e gli indirizzi di destinazione delle criptovalute;
- gli estratti conto e le email di conferma.
Il terzo, da compiere nelle ore e non nei giorni successivi, è contattare la banca o l'emittente della carta per chiedere il richiamo del bonifico o la contestazione dell'addebito. L'esito non è garantito e dipende dallo strumento e dal tempo trascorso. Segue la denuncia-querela alla procura della Repubblica o alla polizia giudiziaria, con l'elenco cronologico dei versamenti e dei destinatari.
Va poi evitato qualsiasi contatto con chi si offra di «recuperare» i fondi dietro pagamento anticipato: è la seconda truffa che colpisce due volte la stessa persona. Su questo punto rimandiamo all'analisi dei falsi servizi di recupero fondi e alla guida su come affidare la denuncia a un avvocato esperto in truffe online.
Come verificare un sito di lavoro online prima di registrarti
Prima di iscriverti a una piattaforma che promette compensi per attività semplici, la verifica richiede pochi minuti:
- controlla che il sito indichi denominazione, sede, partita IVA e recapiti funzionanti, e confrontali con il registro delle imprese;
- consulta la data di registrazione del dominio: una piattaforma «pluriennale» nata da settimane è un segnale grave;
- verifica sul sito della Consob e sull'elenco ESMA se il soggetto è autorizzato e se compare tra gli avvisi;
- diffida di chi ti contatta per messaggio senza che tu abbia cercato lavoro e di chi ti chiede di aprire un portafoglio in criptovalute;
- non versare mai denaro per ottenere compensi: chi lavora non anticipa lo stipendio.
Se anche uno solo di questi controlli non dà esito, la verifica è già conclusa.
Un avviso conclusivo su Eurivells
Un solo elemento mancante potrebbe essere una svista. Nel caso di Eurivells mancano la società, la partita IVA, la sede, i recapiti, le condizioni, l'autorizzazione; il dominio è stato registrato da settimane; il sito porta quattro nomi diversi; le «commissioni» sono numeri privi di unità attribuiti a utenti che si chiamano come criptovalute. Il quadro è tale che, in assenza di prova contraria, la prudenza impone di trattare Eurivells come una truffa. A chi non si è ancora registrato consigliamo di non farlo. A chi ha già versato denaro, di agire subito.
Se sei stato contattato per lavorare con Eurivells, ti sei registrato o hai già effettuato versamenti, contattaci compilando il modulo in fondo a questa pagina: AvvocatoPenalistaH24 è attivo H24, valuta la tua posizione, anche in via stragiudiziale, e ti indica quali iniziative sono concretamente percorribili nel tuo caso, senza promettere risultati che nessun professionista serio può garantire. Se hai subito la stessa truffa, possiamo aiutarti.
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