10-02-2019

Il diritto penale di impresa e il D. Lgs. 231/2001: quando si parla di diritto penale d’impresa non si può prescindere dall’analisi del D. Lgs. 231/2001 col quale si è cercato di arginare il fenomeno della criminalità economica all’interno delle imprese, introducendo sanzioni penali anche per soggetti diversi dalle persone fisiche, aventi o meno personalità giuridica.

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Avvocato Diritto Penale d’Impresa. Cosa prevede il D. Lgs. 231/2001

Avvocato Penalista H24 vanta una lunga esperienza nel settore del diritto penale d’impresa e si avvale di un team di professionisti che offre assistenza e consulenza legale alle imprese per i diversi aspetti della responsabilità penale-amministrativa. Se vuoi ricevere una consulenza o assistenza legale sul tema, contattaci qui.

Vediamo cosa s’intende per diritto penale d’impresa e qual’è il ruolo dell’avvocato all’interno dell’area tematica d’interesse.

 

COS’È IL DIRITTO PENALE D’IMPRESA ED A COSA SERVE UN AVVOCATO SPECIALIZZATO?

Il diritto penale dell’impresa è parte del più ampio settore del diritto penale volto all’incriminazione delle condotte illecite connesse al modo di essere dell’impresa e alla sua attività. L’impresa, nell’ambito del processo penale, deve essere assistita da un avvocato specializzato nel diritto penale d’impresa.

Il D. Lgs. 231/2001, con la previsione di un nuovo sistema di responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato, ha rivoluzionato il campo del diritto penale di impresa: infatti, il nostro ordinamento è stato da sempre ispirato al principio di irresponsabilità penale della persona giuridica compendiato nel brocardo  “societas delinquere non potest”, fondato sul principio costituzionale della personalità della responsabilità penale di cui all’art. 27 Cost. e da cui è stato desunta l’assoggettabilità alle sanzioni penali delle sole persone fisiche.

Nell’ambito del diritto penale d’impresa, con la disciplina dettata dal  D. Lgs. 231/2001 si è cercato di far fronte al sempre crescente fenomeno della delinquenza societaria mediante la criminalizzazione di alcune fattispecie riguardanti anche le persone giuridiche responsabili della condotta societaria penalmente rilevante, giungendo così a riconoscere la responsabilità penale dell’ente, seppur qualificata come amministrativa dipendente da reato.

Sostanzialmente, il tipo di responsabilità configurata a carico dell’ente, benchè definita amministrativa, discende comunque dalla commissione di un reato ed è assistita dalle garanzie di un processo penale nel quale è bene farsi assistere da un avvocato specializzato nel diritto penale d’impresa per evitare che possano essere irrogate sanzioni molto pesanti.

 

QUALI SONO LE PERSONE GIURIDICHE A CUI SI APPLICA IL DIRITTO PENALE DI IMPRESA?

La disciplina del decreto legislativo si applica agli enti forniti di personalità giuridica, alle società e alle associazioni anche prive di personalità giuridica.

Quindi tutti i soggetti esercenti un’attività economica, come le società (di capitali, di persone, cooperative), le persone giuridiche private, le associazioni non riconosciute, gli enti pubblici economici e le società di capitali con partecipazioni pubbliche possono rispondere della responsabilità amministrativa da reato.

Gli enti ai quali non si applica la disciplina del diritto penale d’impresa di cui al d.lgs. 231/2001 sono lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli altri enti pubblici non economici, quelli strumentali e quelli che svolgono funzioni costituzionalmente rilevanti. Per questi enti, dunque, non serve un avvocato specializzato nel diritto penale d’impresa.

 

QUALE È L’AMBITO OGGETTIVO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA DEL DIRITTO PENALE DI IMPRESA DETTATO DAL D.LGS. 231/2001?

Preliminarmente, va rammentato  l’applicabilità agli enti di alcuni principi di matrice penalistica:

  • il principio di legalità, in forza del quale la persona giuridica non può essere ritenuta responsabile se non per un fatto costituente reato ai sensi della legge penale e se la sua responsabilità amministrativa per quel fatto e le relative sanzioni non sono state espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto (principio di tassatività e irretroattività);
  • il principio di successione delle leggi nel tempo, per cui la persona giuridica non può essere assoggetta a sanzione amministrativa non solo se l’illecito penale, presupposto della sua responsabilità, non è più previsto dalla legge come reato, ma anche se per un fatto che continui a costituire reato, la responsabilità dell’ente non sia più prevista dalla legge in relazione al medesimo. Inoltre, in caso di intervento di leggi modificative nel tempo, deve trovare applicazione la norma più favorevole.

 

QUANDO L’ENTE È RESPONSABILE DEI FATTI CRIMINOSI VERIFICATISI IN AMBITO AZIENDALE?

I criteri di attribuzione oggettivi. L’art. 5 del D. lgs. 231/2001 individua tre condizioni che consentono di collegare sul piano oggettivo la responsabilità del reato all’ente:

  1. il reato deve essere commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente;
  2. gli autori devono essere persone fisiche qualificate dalla posizione ricoperta in seno all’ente (sia apicale che subordinata);
  3. tali soggetti non devono aver agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Il primo requisito che caratterizza il fatto criminoso è che esso sia stato commesso (ovviamente da uno dei soggetti qualificati) nell’interesse dell’ente e a su vantaggio: l’interesse descrive la proiezione finalistica della condotta e va valutato in una prospettiva ex ante, ossia retrodatata al momento dell’azione, la realizzazione dell’interesse, infatti, può avere luogo ma può anche restare solo potenziale; il vantaggio evidenzia il profitto materiale conseguito per effetto della condotta criminosa e va accertato ex post, ed è indipendente dal fine perseguito dall’autore materiale del reato.

Quanto all’individuazione dei soggetti persone fisiche la cui condotta illecita ricade nella sfera giuridica dell’ente e ne determina l’assoggettamento al sistema sanzionatorio del diritto penale di impresa dettato dal decreto legislativo, vengono enucleate due categorie:

  • i soggetti in posizione apicale, in tale categoria rientrano non solo coloro che rivestendo funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione, si collocano ai vertici dell’ente e ne esprimono istituzionalmente le scelte di politica aziendale (criterio della rappresentatività), ma anche coloro che esercitano di fatto la gestione ed il controllo dell’ente (criterio dell’effettività);
  • i soggetti in posizione subordinata, ossia coloro che sebbene sottoposti all’altrui direzione e vigilanza agiscono per conto dell’ente ponendo in essere attività che si riversano nella sfera giuridica dell’ente.

I criteri di attribuzione soggettivi. Ai fini della configurabilità della responsabilità amministrativa da reato, non basta la ricollegabilità sul piano oggettivo del reato all’ente ma occorre una colpevolezza dell’ente, che può atteggiarsi come dolo, qualora l’illecito commesso sia il risultato di una precisa politica aziendale, ovvero come colpa di organizzazione, consistendo in tal caso nella mancata adozione di modelli di organizzazione o nell’omessa vigilanza sui comportamenti dei dipendenti.

L’illecito è quindi imputabile all’ente, quando questi abbia determinato con dolo o consentito per colpa il reato del singolo con la propria carente regolamentazione.

Nel caso in cui il reato commesso a vantaggio e/o nell’interesse dell’ente sia commesso da un soggetto in posizione apicale, vige una presunzione relativa di responsabilità dell’ente, posto che l’ente non risponderà per l’illecito commesso solo ove dimostri:

  • l’adozione e l’efficace attuazione, prima della commissione dell’illecito, di modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire la commissione di reati della specie di quello commesso;
  • il conferimento ad un organismo interno dell’ente di compiti di vigilanza sul funzionamento, osservanza e aggiornamento dei suddetti modelli;
  • la realizzazione del reato da parte di soggetti che hanno fraudolentemente eluso tali modelli;
  • l’omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di vigilanza.

Rilevante sotto tale profilo è la clausola di irresponsabilità dell’ente che lo esonera da qualsivoglia responsabilità nel caso in cui il soggetto che abbia effettivamente realizzato la condotta delittuosa abbia agito “nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”.

Gli avvocati del team Avvocato Penalista H24, specializzati in diritto penale d’impresa, offrono assistenza tecnica in favore di liberi professionisti, imprenditori e società che si trovino ad affrontare procedimenti penali.

 

CHE NATURA GIURIDICA HA LA RESPONSABILITÀ CHE IL DIRITTO PENALE DI IMPRESA I RICONOSCE IN CAPO AGLI ENTI CHE COMPIONO REATI?

Ancora oggi è dibattuta la natura giuridica della responsabilità amministrativa da reato disciplinata dal d.lgs. 231/2001.

Si registrano, allo stato, tre tesi: tra le due prevalenti, che qualificano tale responsabilità come penale o come amministrativa, ve n’è una terza che la qualifica come un terzo genere di responsabilità.

Neppure in giurisprudenza si registra un orientamento univoco.

A fronte di sentenze che qualificano come amministrativa la responsabilità degli enti, altre, invece, definiscono questa responsabilità come penale sul presupposto che una responsabilità che nasce da una condotta che integra un reato e che viene accertata da un giudice penale, non può che essere penale; in altre ancora, poi, viene accolto l’orientamento di quella parte della dottrina, secondo cui si tratta di un tertium genus di responsabilità.

La natura mista della responsabilità delineata dal d.lgs. 231/2001 è stata recentemente sostenuta dalle Sezioni Unite che, pronunciandosi in relazione al noto caso Thyssen Krupp, hanno inquadrato tale responsabilità nell’ambito di un tertium genus, compatibile con i principi costituzionali di responsabilità per fatto proprio e di colpevolezza (Cass., Sez. Un., 18 settembre 2014, n. 38343, Thyssen Krupp).

 

QUALI SONO LE SANZIONI PREVISTE PER LE PERSONE GIURIDICHE NEL CAMPO DEL DIRITTO PENALE DI IMPRESA?

L’ente ritenuto responsabile di una condotta illecita potrà essere destinatario di diverse sanzioni:

  • sanzioni pecuniarie, sempre previste ed il cui importo è calcolato proporzionalmente alla gravità dell’illecito;
  • sanzioni interdittive, applicabili congiuntamente a quelle pecuniarie nelle ipotesi espressamente previste o in caso di reiterazione degli illeciti o del perseguimento di un profitto di rilevante entità da parte dell’ente;
  • la pubblicazione della sentenza;
  • la confisca, è sempre disposta con la sentenza di condanna la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato. È, altresì, prevista la confisca anche nella forma per equivalente.

Attraverso l’operato di un avvocato specializzato in diritto penale d’impresa è possibile difendersi ed evitare tali sanzioni irrogate nell’ambito di un procedimento penale.

Il team Avvocato Penalista H24 vanta professionisti specializzati in materia di diritto penale d’impresa, se hai bisogno di consulenza o assistenza legale contattaci qui.

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