14-04-2019

Il  gestore del blog non è automaticamente responsabile per qualsiasi commento diffamatorio scritto sul blog da un utente, sempre che, una volta a conoscenza del contenuto diffamatorio del commento, si sia immediatamente ed efficacemente adoperato per rimuoverlo.

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Avvocato per diffamazione tramite blog internet

Se, quale gestore di un blog,  sei indagato o imputato del reato di diffamazione, puoi rivolgerti al team Avvocato Penalista H24 scrivendo a info@avvocatopenalistah24.it, che vanta nel suo studio legale esperto avvocato per diffamazione blog che saprà fornirti l’adeguata e specializzata assistenza legale del caso.

Nella sentenza n. 12546/2019, la V sezione della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sulla responsabilità penale dell’amministratore del blog per il reato di diffamazione.

Il ricorrente, a mezzo del proprio avvocato, impugnava la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Messina che lo condannava per il reato di diffamazione compiuto attraverso il blog.

Col primo motivo di ricorso, l’avvocato chiedeva l’applicazione della disciplina degli internet providers ritenendo che fosse estensibile agli amministratori del blog.

La normativa di riferimento è contenuta nel D. lgs.  n. 70/2003, emanato in attuazione della Direttiva europea sul commercio elettronico 2000/31/CE, che definisce gli “internet service providers” quali “fornitori di servizi in internet”.

Il problema della responsabilità del provider riguarda il caso in cui questo debba rispondere del fatto illecito altrui, posto in essere avvalendosi delle infrastrutture di comunicazione del network provider, o in generale del servizio fornito in internet dal provider.

La Direttiva europea non impone al provider né l’obbligo generale di sorveglianza ex ante, né tanto meno l’obbligo di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.

La stessa normativa, tuttavia, impone ai providers di informare prontamente degli illeciti rilevati le autorità competenti e a condividere con le stesse ogni informazione che possa aiutare a identificare l’autore della violazione. La mancata collaborazione con le autorità fa sì che gli stessi providers vengano ritenuti civilmente responsabili dei danni provocati.

Diversamente dagli internet providers, gli amministratori di blog non sono fornitori di servizi in internet ma si limitano a mettere a disposizione degli utenti una piattaforma sulla quale poter interagire attraverso la pubblicazione di contenuti e commenti su temi proposti dallo stesso blogger.

Insomma, il blog (web-log, ovvero “diario di rete“) è gestito quale sito personale ed è concepito come contenitore di testo, aggiornabile in tempo reale.

Qualora l’autore del blog lo permetta, al post possono seguire i commenti dei lettori del blog, quindi di soggetti terzi che possono rimanere anonimi.

Orbene, qualora il blogger dovesse esser ritenuto responsabile per tutto quanto scritto sul proprio sito anche da altri soggetti, sarebbe ampliato a dismisura il suo dovere di vigilanza, ingenerando un eccessivo onere a carico dello stesso e potrebbe essere chiamato a rispondere per il reato di diffamazione a causa di commenti denigranti pubblicati da terzi.

Certamente, però, quando il blog sia stato implementato di alcuni filtri nella pubblicazione dei contenuti, proprio per evitare conseguenze penali, il gestore è tenuto a vigilare ed approvare i commenti prima che questi siano pubblicati.

Va quindi esclusa una responsabilità personale del blogger quando questi, reso edotto dell’offensività della pubblicazione, decide di intervenire prontamente a rimuovere il post diffamatorio.

La Corte Europea dei Diritti Umani nella sentenza del 9 marzo 2017 (sul caso Pihl vs. Svezia) ha chiarito i limiti della responsabilità dei gestori di siti e blog per i commenti degli utenti che abbiano contenuto diffamatorio.

La Corte europea ha quindi escluso la possibilità di ritenere automaticamente responsabile del reato di diffamazione il gestore del sito o del blog per qualsiasi commento scritto da un utente, sempre che, una volta a conoscenza del contenuto diffamatorio del commento, si sia immediatamente ed efficacemente adoperato per rimuoverlo.

Il blogger può rispondere dei contenuti diffamatori pubblicati sul suo blog da terzi quando, presa cognizione della lesività di tali contenuti, li mantenga consapevolmente.

Nel caso in esame, il ricorrente non si era attivato tempestivamente per la rimozione dei commenti diffamatori scritti da terzi utenti ma, sino a quando non è intervenuto l’oscuramento intimato dall’autorità giudiziaria ed eseguito addirittura dal Provider, ha consapevolmente mantenuto sul blog le espressioni diffamatorie e  lesive della reputazione della persona offesa.

La Corte di Cassazione, nel caso di diffamazione mediante pubblicazione sul blog, esclude la configurabilità in capo all’amministratore del blog della responsabilità per culpa in vigilando, ex art. 57 cod. pen., pari a quella del direttore o vice-direttore di un periodico, stante la non equiparabilità di un blog ad un periodico, neppure telematico,  attinente alla sfera dell’informazione professionale.

Sul punto occorre, invero, evidenziare che, alla luce dei principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U, n. 31022 del 29/01/2015, Fazzo), solo la testata giornalistica telematica, funzionalmente assimilabile a quella tradizionale in formato cartaceo, rientra nel concetto di stampa.

Infatti, l’interpretazione costituzionalmente orientata ed evolutiva del termine “stampa”, sebbene imponga di ricomprendervi altresì i periodici telematici, non può tuttavia estendersi ai nuovi mezzi, informatici e telematici, di manifestazione del pensiero, quali forum, blog, newsletter, newsgroup, mailing list, pagine Facebook o altri social network.

Difatti, l’area dell’informazione professionale, divulgata tramite testate giornalistiche in Internet, non include il vasto ed eterogeneo ambito della diffusione spontanea di notizie ed informazioni da parte di singoli soggetti, all’interno del quale rientra il blog che rappresenta «una sorta di agenda personale aperta e presente in rete, contenente diversi argomenti ordinati cronologicamente».

Diversamente, in assenza di norme specifiche, si è ritenuto che l’amministratore del blog possa essere dichiarato colpevole del reato di diffamazione o in qualità di autore della stessa o perché concorrente dell’autore materiale.

Va precisato che il reato di diffamazione si perfeziona nel momento della pubblicazione in rete del contenuto offensivo, per cui un obbligo di rimozione dal blog del commento diffamatorio sarebbe possibile solo dopo la consumazione del reato.

La  configurabilità di una responsabilità in concorso del blogger ex artt. 40 e 110 c.p. è dovuta alla ripetuta trasmissione della diffamazione sul blog.

In altri termini, se il gestore del blog apprende che sono stati pubblicati da terzi contenuti obiettivamente diffamatori e non si attiva tempestivamente a rimuovere tali contenuti, finisce per farli propri e quindi per porre in essere ulteriori condotte di diffamazione, che si sostanziano nell’aver consentito, proprio utilizzando il suo blog, l’ulteriore divulgazione delle stesse notizie diffamatorie.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso poiché  il ricorrente era venuto tempestivamente a conoscenza di quei contenuti offensivi pubblicati sul suo diario e, non rimuovendoli, li aveva ulteriormente divulgati.

 

PERCHÉ RIVOLGERSI AD UN AVVOCATO COMPETENTE PER IL REATO DI DIFFAMAZIONE MEDIANTE BLOG?

Nel caso in cui si è indagati o imputati per il reato di diffamazione a mezzo blog, è opportuno farsi difendere da un avvocato competente per la diffamazione che sappia fornire  l’assistenza legale adeguata al caso specifico.

Se vuoi ricevere assistenza o consulenza legale in materia di diffamazione mediante blog puoi rivolgerti qui al team Avvocato Penalista H24, o scrivere a info@avvocatopenalistah24.it.