FiatBit: La Piattaforma ci Minaccia di Diffamazione, ma Nega i Dati alle Vittime. Ecco la Verità.

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FiatBit: La Piattaforma ci Minaccia di Diffamazione, ma Nega i Dati alle Vittime. Ecco la Verità.

Aggiornamento del 19 Febbraio 2026

Nelle ultime ore, la vicenda che vede coinvolta la piattaforma di scambio di criptovalute FiatBit ha subito una svolta inquietante, trasformandosi in un vero e proprio scontro tra chi cerca di fare chiarezza e chi tenta di imporre il silenzio. Il nostro studio legale ha infatti ricevuto una comunicazione formale dai rappresentanti della società, una mossa che appare più come un tentativo di intimidazione che come una legittima difesa della propria reputazione.

Nella mail, veniamo esplicitamente accusati di “diffamazione” per aver definito la loro operatività come truffaldina o comunque opaca. Il tono della missiva è perentorio: ci viene intimato di rimuovere il nostro precedente articolo di denuncia entro e non oltre 7 giorni, paventando pesanti azioni legali e richieste di risarcimento danni qualora non dovessimo obbedire al loro diktat. È il classico modus operandi delle grandi piattaforme estere: utilizzare la minaccia della lite temeraria per silenziare le voci critiche e impedire che le informazioni scomode circolino tra i risparmiatori.

La nostra risposta, tuttavia, non si è fatta attendere ed è stata ferma e inequivocabile: l’articolo non verrà rimosso. Non cederemo a pressioni indebite. Al contrario, riteniamo che sia nostro preciso dovere deontologico e civico rendere pubblica questa corrispondenza. Vogliamo dimostrare ai nostri lettori e alle autorità come, alle parole rassicuranti spese nelle comunicazioni ufficiali (“vogliamo collaborare”, “rispettiamo la legge”), non seguano i fatti concreti quando si tratta di tutelare le vittime.

Ecco cosa sta succedendo realmente dietro le quinte e perché FiatBit continua ostinatamente a trattenere i dati essenziali per le indagini.

⚠️ ATTENZIONE: NON INVIATE DENARO A FIATBIT ⚠️

Alla luce di quanto emerso dalle nostre indagini approfondite e dalla surreale corrispondenza intercorsa con i loro rappresentanti, ci sentiamo in dovere di lanciare un allarme rosso. Mettiamo in guardia chiunque dall’utilizzare i servizi di FiatBit per qualsiasi tipo di operazione finanziaria.

Il nostro consiglio è categorico: non inviate denaro, non effettuate depositi e non collegate i vostri wallet a questa piattaforma.

La condotta tenuta da FiatBit si sta rivelando estremamente pericolosa per la sicurezza patrimoniale dei risparmiatori. Il rischio non è solo quello di operare su una piattaforma non vigilata, ma di trovarsi di fronte a un muro di gomma nel momento del bisogno. Anche a seguito di formali e legittime richieste avanzate secondo i canali previsti, la società si rifiuta sistematicamente di rilasciare i dati delle transazioni (hash, log di accesso, indirizzi IP).

Questa totale mancanza di trasparenza ha un effetto gravissimo e immediato: agevola le condotte truffaldine poste in essere dai criminali informatici. I truffatori, che oggi sono sempre più sofisticati, prediligono piattaforme come questa proprio perché sanno di poter contare sull’ostruzionismo della società. Sanno che FiatBit non collaborerà con gli avvocati delle vittime, permettendo loro di far sparire il denaro rubato nel nulla, rendendolo irrintracciabile. Un comportamento del genere, consapevole e reiterato, non è solo una violazione contrattuale o etica, ma ben potrebbe configurare, sotto il profilo giuridico penale, un concorso nel reato di truffa o favoreggiamento reale.

La scusa della Privacy e del GDPR: Un Alibi che Non Regge

Nella sua difesa, FiatBit tenta di nascondersi dietro lo scudo della normativa sulla protezione dei dati. Sostengono di essere una piattaforma legittima che opera nel pieno rispetto delle regole internazionali. Alla nostra contestazione specifica sul perché non rilascino i dati delle transazioni essenziali per le indagini difensive, la loro risposta è stata sconcertante: che non ci fosse la procura per fare la richiesta.

Questa affermazione, all’apparenza ragionevole, è clamorosamente smentita dai fatti documentali in nostro possesso. Si tratta di una narrazione di comodo, costruita per giustificare l’ingiustificabile.

Abbiamo le prove inconfutabili che smentiscono questa versione. Il nostro assistito, Sig. R. D. M., purtroppo vittima di una complessa truffa in cui i fondi sottratti sono transitati proprio sui wallet ospitati da FiatBit, ha seguito alla lettera le loro presunte regole. In data 13.02.2026, il Sig. D. M. ha inviato personalmente una richiesta di accesso ai dati (DSAR – Data Subject Access Request). La mail è partita dal suo indirizzo personale e conteneva in allegato tutti i documenti di identità richiesti per la verifica KYC.

Il Risultato? Nessuna risposta. Silenzio assoluto.

Nonostante il sollecito, nonostante la richiesta provenga dal titolare stesso dei dati (facendo cadere qualsiasi obiezione legata a “terze parti” o “procure mancanti”), FiatBit non ha inviato alcun report. È dunque evidente che il continuo richiamo alla “mancanza di procura”, alla “tutela della privacy” o alla burocrazia interna è un pretesto meramente dilatorio. L’obiettivo sembra essere uno solo: guadagnare tempo, scoraggiare la vittima e permettere ai truffatori di completare le operazioni di riciclaggio. Anche quando la vittima bussa alla porta chiedendo i propri dati, FiatBit erge un muro di silenzio invalicabile.

Violazione del Regolamento MiCAR e Operatività “Fuorilegge”

FiatBit continua a sostenere di operare legittimamente e di rispettare le normative. Tuttavia, è necessario fare chiarezza sul quadro normativo europeo, che non ammette ignoranza. Ricordiamo che il Regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation) è ormai pienamente in vigore ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dell’UE, senza bisogno di leggi nazionali di recepimento.

Il MiCAR stabilisce regole ferree per chi offre servizi crypto in Europa. Per operare in Italia e offrire servizi di cambio valuta virtuale o custodia wallet a cittadini italiani, una piattaforma deve obbligatoriamente possedere specifiche autorizzazioni e risultare iscritta negli appositi registri (come il registro OAM – Organismo Agenti e Mediatori in Italia).

Nel caso di specie, FiatBit ha effettuato la procedura di KYC (identificazione cliente) sul nostro assistito. Nel momento in cui hanno acquisito il documento d’identità italiano e accertato la residenza in Italia dell’utente, avrebbero dovuto interrompere immediatamente l’erogazione del servizio se sprovvisti delle autorizzazioni necessarie per operare sul suolo italiano. Non lo hanno fatto. Hanno continuato a fornire servizi finanziari, accettando depositi e permettendo transazioni.

Operare in Italia sollecitando pubblico risparmio o offrendo servizi di investimento senza le dovute licenze significa, in termini molto semplici, operare al di fuori della legge. Questo status di “abusivismo finanziario” priva i consumatori di qualsiasi tutela (come l’accesso all’Arbitro Bancario Finanziario) ed espone la piattaforma a sanzioni severissime e all’oscuramento.

Il Concorso nella Truffa e le Violazioni Antiriciclaggio (AML)

La condotta di FiatBit non è censurabile solo sotto il profilo amministrativo, ma appare gravissima anche sotto il profilo penale. Identifichiamo almeno tre macro-violazioni che espongono la società e i suoi amministratori a responsabilità dirette:

  1. Mancata segnalazione di operazioni sospette (SOS): La normativa antiriciclaggio impone agli operatori di segnalare flussi di denaro anomali. I truffatori utilizzano questa piattaforma per “ripulire” denaro (layering), frammentando le somme in migliaia di transazioni. FiatBit, non attivando i presidi obbligatori e non bloccando questi account palesemente fraudolenti, viene meno ai suoi obblighi di vigilanza attiva.
  2. Ostruzionismo alle indagini: Rifiutandosi di fornire i tracciati delle transazioni (hash, timestamp, destinazioni), la piattaforma impedisce materialmente la ricostruzione dei flussi finanziari. Questo comportamento ostacola le indagini di polizia giudiziaria e rende vani gli sforzi difensivi per recuperare il maltolto.
  3. Agevolazione del reato (Concorso o Favoreggiamento): Questo è il punto più critico. Chi ha il dovere giuridico di impedire un evento e non lo fa, o chi aiuta consapevolmente a nascondere le tracce di un reato, ne risponde penalmente. Chi non aiuta le vittime e nasconde i dati sta, di fatto, aiutando i truffatori. Giuridicamente, questo può configurare un concorso nel reato di truffa o riciclaggio, quantomeno a titolo di dolo eventuale (accettazione del rischio che la propria piattaforma venga usata per fini illeciti).

È importante sottolineare la differenza con i competitor: mentre altre piattaforme serie e regolamentate (come Binance, Coinbase, Kraken o Bitpanda) collaborano tempestivamente con gli studi legali e le autorità giudiziarie rilasciando i tracciati richiesti, l’ostruzionismo di FiatBit è anomalo, sospetto e ingiustificato.

Le Nostre Azioni Immediate: La Risposta Legale

Non ci facciamo intimidire dalle minacce di azioni legali per diffamazione. Il diritto di critica e il diritto di cronaca, sanciti dalla Costituzione, ci permettono di raccontare la verità quando questa è basata su fatti documentati e persegue un interesse pubblico prevalente, quale è la tutela del risparmio.

Hai avuto problemi con FiatBit? Unisciti a Noi.

Questa non è una battaglia isolata, ma riguarda la sicurezza di tutti gli utenti del web. Se anche tu sei stato vittima di truffa e i tuoi soldi sono finiti su FiatBit, o se la piattaforma non risponde alle tue richieste di accesso agli atti bloccando i tuoi tentativi di recupero, contattaci immediatamente.

Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni e le evidenze documentali per dimostrare la sistematicità di questa condotta omissiva. Più casi saremo in grado di presentare al Giudice, più sarà evidente che non si tratta di “errori burocratici”, ma di una precisa scelta aziendale che va contrastata con ogni mezzo legale.

La tutela dei risparmiatori italiani viene prima della reputazione di una piattaforma offshore.

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