08-03-2020

Con la sentenza n. 9049 del 2020 la Suprema Corte di cassazione ha annullato con rinvio la decisione della Corte di Assise di Appello di Roma che aveva ritenuto sussistente l'omicidio colposo, riducendo la pena di reclusione inflitta ad Antonio Ciontoli da anni 14 ad anni 5.

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OMICIDIO VANNINI: COSA HA AFFERMATO LA CORTE DI CASSAZIONE ?

Sentenza Cassazione Omicidio Vannini: quali sono state le motivazioni che hanno ribaltato il processo di secondo grado ove ad Antonio Ciontoli era stata comminata una pena di anni 5 di reclusione per omicidio colposo ?

Ripercorriamo brevemente la vicenda per arrivare a comprendere le ragioni per le ragioni di quanto deciso nella sentenza cassazione omicidio Vannini.

COSA HA DECISO IL GIUDICE DI PRIMO GRADO ?

Nel primo grado di giudizio, la Corte di Assise di Roma, aveva condannato Antonio Ciontoli – per omicidio volontario – alla pena di anni 14 di reclusione oltre a mesi 2 di arresto ed euro 300 di ammenda per la contravvenzione inerente l’omessa custodia dell’arma legittimamente detenuta.

La moglie ed i figli di Antonio Ciontoli venivano condannati alla pena di anni 3 di reclusione per omicidio colposo.

A causa dell’esplosione del colpo di arma da fuoco e, successivamente, per la ritardata chiamata dei soccorsi, il Ciontoli accettò il rischio che Marco Vannini, ormai agonizzante, potesse morire.

Per tale motivo era stato condannato alla pena di anni 14 di reclusione per omicidio volontario sulla base del cd. ‘dolo eventuale’.

QUANDO SUSSISTE IL DOLO EVENTUALE ?

Il dolo eventuale sussiste qualora l’azione venga posta in essere con la consapevolezza che l’evento, non direttamente voluto, ha la probabilità di verificarsi in conseguenza della propria azione e con accettazione volontaristica di tale rischio.

Il dolo eventuale si configura quando

l’agente prevede chiaramente la concreta, significativa possibilità di verificazione dell’evento e, ciò nonostante, si determina ad agire.

Per applicare il dolo eventuale “occorre la rigorosa dimostrazione che l’agente si sia confrontato con la specifica categoria di evento che si è verificata.

A tal fine è richiesto al giudice di cogliere e valutare analiticamente le caratteristiche della fattispecie, le peculiarità del fatto, lo sviluppo della condotta illecita al fine di ricostruire l’iter del processo decisionale.

cfr. Sez. U. 24-4-14, Ric. Espenhan

COSA HA DECISO IL GIUDICE DEL SECONDO GRADO ?

La Corte di Assise di Appello di Roma ha, diversamente dal Giudice di primo grado, ritenuto che non sussistesse il dolo eventuale in capo al Ciontoli e quindi costui mai volle (ed accettò) il concreto verificarsi la della morte di Marco Vannini.

Andava dunque escluso il dolo eventuale (quindi l’omicidio volontario) e doveva essere affermata la penale responsabilità del Ciontoli per omicidio colposo.

La pena veniva ridotta da anni 14 di reclusione ad anni 5 di reclusione.

La sentenza cassazione omicidio Vannini ha però deciso ben altro.

COSA HA STABILITO IL GIUDICE DEL TERZO GRADO, QUINDI, LA CORTE DI CASSAZIONE ?

La Corte di Cassazione, Sezione Prima Penale, con la sentenza numero 9049 del 2020, ha praticamente demolito la sentenza di secondo grado, smontandola punto per punto.

Ha Ribaltato il Processo ed ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Assise di Appello di Roma.

Praticamente, il processo di secondo grado, deve essere rifatto da capo.

Secondo la Corte di Cassazione Ciontoli e i suoi familiari assunsero volontariamente rispetto a Marco Vannini, rimasto ferito nella loro abitazione, un dovere di protezione e quindi un obbligo di impedire conseguenze dannose per i suoi beni, anzitutto la vita.

Siccome la vita di Marco Vannini era stata messa in pericolo proprio dal colpo di pistola inavvertitamente esploso da Antonio Ciontoli (circostanza questa nota ai familiari dello stesso), TUTTI avevano un ‘OBBLIGO PRECISO DI PROTEZIONE’ che non hanno prestato.

Hanno ritardato i soccorsi lasciando Marco Vannini agonizzante e, all’arrivo del personale del 118, hanno pure mentito sull’accaduto.

L’evento morte era dunque concretamente prevedibile ed i Ciontoli hanno accettato il rischio che questo si verificasse.

Per tale ragione, sussiste il DOLO EVENTUALE e, quindi l’omicidio non può essere colposo ma volontario.

É ovvio che la Corte di Cassazione non ha condannato la famiglia Ciontoli ma, annullando la sentenza con rinvio al Giudice di secondo grado, ha dato costoro delle precise indicazioni con riferimento alla valutazione da effettuare proprio sulla sussistenza del dolo eventuale e, dunque, sulla eventuale configurabilità dell’omicidio volontario che si badi, è attribuibile a tutti i componenti della famiglia Ciontoli in quanto tutti sapevano delle condizioni critiche in cui si trovava Marco Vannini dopo esser stato ferito dal colpo di arma da fuoco.

Vedremo ora cosa deciderà nuovamente il Giudice di secondo grado.

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