Ricorderete senz’altro la vicenda del poliziotto picchiato a Torino. ma vi siete domandati cosa succederà all’aggressore?
Sussiste il delitto di tentato omicidio? O quantomeno, l’aggressore potrà essere sottoposto a processo per questa ipotesi delittuosa?
A mio avviso la risposta è sì. Il dato rilevante si ricava dalle immagini diffuse: si vedono chiaramente calci inferti alla testa. E la testa, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, è una zona vitale. Colpire ripetutamente una parte del corpo che ospita organi essenziali può integrare gli estremi dell’idoneità dell’azione a cagionare la morte.
Nel diritto penale, per configurare il tentato omicidio non è necessario che l’evento morte si verifichi, ma è sufficiente che gli atti siano idonei e diretti in modo non equivoco a provocarlo. Proprio per questo, colpi violenti alla testa possono assumere una rilevanza decisiva nella qualificazione giuridica del fatto.
Sarà naturalmente l’autorità giudiziaria a compiere la valutazione definitiva, ma sotto il profilo tecnico-giuridico ritengo che gli elementi per contestare il tentato omicidio possano sussistere.
Nel video spiego nel dettaglio perché questa, a mio parere, è la corretta lettura giuridica dei fatti.
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