14-06-2021

Gli aspetti giuridici e legali delle Cryptovalute per Wallet ed Exchange providers

In questo articolo voglio spiegarvi quali sono gli aspetti giuridici e legali inerenti il mondo delle Cryptovalute. Quali sono le eventuali responsabilità da tenere in considerazione?

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Gli aspetti giuridici e legali delle Cryptovalute per Wallet ed Exchange providers

Il mondo delle Cryptovalute e dei Cryptoassets è ormai da tempo in forte espansione ma non sempre si conoscono tutti gli aspetti legali e giuridici da considerare: nel caso tu voglia fare degli investimenti oppure delle operazioni finanziarie con le Cryptovalute devi avere ben presente quali sono le norme che disciplinano la materia per non incorrere in rischi che possano portarti alla perdita del capitale investito oppure – peggio ancora – ad affrontare un procedimento penale rischiando anche la galera.

Chi siamo e cosa facciamo?  

Siamo uno studio legale internazionale le cui sedi principali si trovano a Milano, Roma e Napoli.

Linea h24 per le urgenze cell. +39 338 85 15 424.

Ci occupiamo di fornire assistenza e consulenza legale in materia di Cryptovalute al fine di tutelare gli interessi dei nostri assistiti che vedono – nel mondo delle Cryptocurrency – una nuova opportunità d’investimento.

Nella sostanza consigliamo ai nostri clienti – wallet providers o exchange providers – come operare e destreggiarsi nel mondo della moneta virtuale senza correre rischi sotto il punto di vista strettamente legale.

Chi sono i Wallet e gli Exchange providers? Te lo spiego subito.

Mentre i wallet providers consentono agli utenti di custodire in rete le chiavi crittografiche necessarie per effettuare transazioni in valute virtuali, gli exchange providers, operando come intermediari finanziari sui generis, forniscono agli users servizi di cambio tra valute virtuali e valute reali (e viceversa).

Rientri anche tu in queste categorie e non sai quali leggi devi osservare per non incorrere in nessuna delle responsabilità previste dalla legge?

Non preoccuparti, è normale.

In Italia, infatti, si stanno moltiplicando le leggi che riguardano il mondo delle Cryptovalute e dei Cryptoasset ed è dunque facile incorrere in grossi guai con la giustizia se non si affrontano le cose come la legge prevede ed impone.

Pertanto, se vuoi affacciarti oppure già sei dentro a questo delicato mondo, non puoi correre rischi e ti consiglio di affidarti a degli esperti del settore che possano tutelare sin da subito il tuo patrimonio ed i tuoi interessi evitando che tu possa incorrere in spiacevoli inconvenienti.

Con questo articolo voglio darti alcuni consigli legali al fine di capire meglio come viene regolato in Italia il fenomeno della moneta virtuale.

Se invece vuoi una consulenza approfondita e personalizzata, potrai contattarci attraverso il modulo che trovi in fondo a questa pagina: sarai subito ricontattato da un esperto avvocato per Cryptovalute o Bitcoin per una consulenza legale virtuale o presso il nostro studio. 

Cosa sono, secondo la legge, le valute virtuali?

L’art. 1, comma 2, lett. qq) del D. Lgs. 231/2007 definisce la valuta virtuale come una: 

«rappresentazione digitale di valore, non emessa né garantita da una banca centrale o un’autorità pubblica, non necessariamente collegata ad una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi o per finalità di investimento e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente».

Quale disciplina legale si applica alle valute virtuali?

Le valute virtuali sono – in determinati casi – prodotti di investimento e non solo mezzi di pagamento: alle stesse dunque si applica la normativa in materia di strumenti finanziari quando la vendita di bitcoin (oppure cryptovalute o crypto assets in generale) viene reclamizzata come vera e propria proposta d’investimento.

Quando ricorre quest’ultimo caso, dunque, occorre osservare gli adempimenti previsti dalla legge e precisamente quelli indicati all’art. 91 e seguenti del Testo Unico sulla Finanza (TUF).

Questa interpretazione è stata offerta dalla Suprema Corte di cassazione con la sentenza numero 26807 del 2020 secondo cui il cryptocurrency exchange rientra proprio nell’alveo della categoria degli investimenti (prodotti) finanziari.  

Anche la CONSOB -nei suoi ultimi interventi in materia- ha incluso i cryptoasset nella definizione di <<prodotto finanziario>> essendo presenti i tre requisiti ovvero quelli di:

  1. impiego di capitale;
  2. aspettativa di rendimento di natura finanziaria;
  3. assunzione di un rischio direttamente connesso e correlato all’impiego di capitale.

Andiamo più nel dettaglio e vediamo quali sono gli adempimenti previsti dalla legge ed indicati nel Testo Unico sulla Finanza che devi assolutamente rispettare.

Quali sono gli adempimenti da osservare per non incorrere in problematiche legali? 

Il controllo della CONSOB

Il testo unico sulla finanza (TUF Decreto Legislativo 58 del 1998) prevede che il controllo su ogni operazione finanziaria sia attribuito alla CONSOB così come previsto dall’art. 91 TUF.

Secondo il predetto articolo di legge:

La CONSOB esercita i poteri previsti dalla presente parte avendo riguardo alla tutela degli investitori nonché all’efficienza e  alla trasparenza del mercato del controllo societario e  del  mercato  dei capitali.

Al fine di poter offrire al pubblico prodotti finanziari (in questo caso diversi da titoli, quote o azioni) occorre preventivamente pubblicare un ‘prospetto’ del prodotto d’investimento.

Prima però occorre presentare la domanda di approvazione dello stesso alla CONSOB allegandone la bozza.

Il prospetto non può essere pubblicato finché non è approvato dalla CONSOB la quale deve verificare la completezza, la coerenza e la comprensibilità delle informazioni fornite.

Il termine per l’approvazione del prospetto è stabilita dal regolamento della CONSOB ma la mancata decisione da parte di quest’ultima nei termini previsti non costituisce approvazione del prospetto. 

Quindi, in ogni caso, bisogna proprio attendere la decisione della CONSOB che viene pubblicata sul suo sito internet.

Cosa deve contenere il prospetto?

Il  prospetto  contiene,  in   una   forma   facilmente analizzabile e comprensibile, tutte le informazioni  che,  a  seconda delle  caratteristiche  dell’emittente  e  dei  prodotti finanziari offerti, siano rilevanti per un investitore affinché si possa procedere ad una valutazione con cognizione  di  causa della situazione patrimoniale, dei risultati economici, della situazione finanziaria e delle prospettive dell’emittente e degli eventuali  garanti,  nonché dei diritti connessi ai titoli, delle ragioni  dell’emissione  e  del suo impatto sull’emittente. 

Il prospetto contiene, altresì, una nota di sintesi la quale,  concisamente  e  con  linguaggio  non  tecnico, fornisce le informazioni chiave. 

Il formato e il contenuto della nota di sintesi forniscono, unitamente al prospetto, informazioni adeguata circa le caratteristiche fondamentali  dei  prodotti  finanziari  che aiutino gli investitori al momento di valutare se investire  in  tali prodotti.

Posso fare attività pubblicitaria?

Sì, ma non prima della pubblicazione del prospetto. 

Prima della pubblicazione del prospetto, infatti, è vietata la diffusione di qualsiasi annuncio pubblicitario riguardante offerte al pubblico di prodotti finanziari diversi dai titoli.

Chi può svolgere le operazioni finanziarie avente ad oggetto le criptovalute?

Le operazioni finanziarie aventi ad oggetto le monete virtuali possono essere svolte solo dagli intermediari autorizzati dalla CONSOB o dalla Banca d’Italia ed iscritti in appositi albi o elenchi e dai consulenti finanziari in possesso dei requisiti di legge previsti (ovvero dagli articoli 18 e seguenti, 33 e seguenti del Testo Unico sulla finanza).

Il Decreto delegato del 2017, inoltre, è intervenuto anche su alcune disposizioni del D. Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, imponendo agli exchangers l’iscrizione in una sezione speciale del registro dei cambiavalute tenuto dall’Organismo degli agenti e dei mediatori creditizi.

Bisogna dunque rispettare queste regole per non incorrere in nessuna delle responsabilità previste dalla legge.

Cosa succede se non si rispettano le norme previste dal TUF?

Si può incorrere in responsabilità penali e precisamente quelle previste dall’art. 166 del Testo Unico sulla Finanza ovvero il cd. reato di abusivismo finanziario ove le pena della reclusione prevista per tale tipo di ipotesi delittuosa va da uno a otto anni oltre alla multa che va da 4.000 a 10.000 euro.

Inoltre, ostacolare le funzioni di vigilanza attribuite alla CONSOB ed alla Banca d’Italia comporta la violazione dell’art. 170bis del Testo Unico sulla finanza e, dunque, alla pena della reclusione fino a due anni oltre alla multa che va da euro 10.000 a 200.000.

Come avrai avuto modo di comprendere, condotte illecite poste in essere nell’ambito del mondo delle Cryptovalute possono costarti molto care e quindi ti invitiamo ad ascoltare i nostri consigli e stare molto attento per non incorrere in nessuna di queste sanzioni.

Cryptoasset e riciclaggio

Spesso – purtroppo – il mercato della moneta virtuale viene utilizzato per ripulire il denaro sporco (provento di delitto) ed in questi casi viene a configurarsi il delitto di riciclaggio o autoriciclaggio.

Per tali ragioni gli exchangers o wallet provider sono sottoposti anche alla disciplina prevista dal Decreto Legislativo n. 231 del 2007 in tema di antiriciclaggio ed assicurare che -attraverso i cryptoasset- non siano ripuliti soldi provento di attività illecite.

Questo comporta che costoro abbiano degli specifici obblighi di adempiuta verifica della clientela e dei loro capitali oltre alla conservazione dei dati al fine di scongiurare il pericolo di riciclaggio o autoriciclaggio del denaro sporco. 

Inoltre, costoro, hanno anche l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.

Chi non osserva le disposizioni previste dal sopra indicato decreto legislativo n. 231 del 2007, può andare incontro alle responsabilità penali previste dall’art. 55 del medesimo decreto legislativo ovvero alle responsabilità amministrative previste dal successivo articolo 56 e ss. della legge citata.

Non solo.

Nel caso in gli exchangers ovvero i wallet provider aiutino consapevolmente terze persone a ripulire il denaro sporco provento di delitto, possono anche andare incontro a responsabilità penali per riciclaggio oppure autoriciclaggio.

Pertanto, il soggetto obbligato che abbia avuto consapevolezza, anche solo a titolo di dolo eventuale, dell’illecita provenienza dei fondi criptovalutari e abbia comunque predisposto l’operazione richiesta dal cliente, risponderà ex art. 110 c.p. del contributo illecito fornito.

Se vuoi approfondire il reato di riciclaggio ed autoriciclaggio ti invito a leggere due nostri articoli che ti link qui sotto:

Quale consiglio può darti Avvocato Penalista H24 sulle Cryptovalute?

Il primo consiglio è sicuramente quello di rivolgerti a degli esperti del settore affinché questi possano tutelare i tuoi interessi ed evitare che tu possa incorrere in responsabilità penali.

Il secondo consiglio – se non vuoi rivolgerti ad un professionista del settore – è quello di:

  • consultare nel dettaglio la normativa prevista dalla CONSOB e del TUF;
  • verificare eventuali cambi normativi all’ordine del giorno nell’ambito della cryptovalute;
  • stare assolutamente attento alla normativa antiriciclaggio. 

Questo ti consentirà di non essere invischiato in procedimenti penali se sei un imprenditore e ti stai affacciando al mondo delle monete virtuali per piazzarle sul mercato come wallet o exchange providers.

Se vuoi richiedere una consulenza specializzata sul mondo dei cryptoasset puoi rivolgerti ad Avvocato per cryptovalute compilando la richiesta di contatto che trovi qui sotto, un nostro professionista sarà pronto a darti tutte le delucidazioni di cui hai bisogno. 

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