12-05-2019

Il peculato si sostanzia in una appropriazione indebita ma qualificata dalla natura del soggetto agente che deve necessariamente essere un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che, avendo per ragione d’ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria.

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Avvocato Esperto per il Reato di Peculato

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COME VIENE PUNITO IL PECULATO?

L’art. 314 c.p. rubricato Peculato punisce  con la reclusione da quattro  a dieci anni e sei mesi Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria”.

Al secondo comma, punisce il cosiddetto “Peculato d’uso” con la reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

QUALE CONDOTTA È PENALMENTE SANZIONATA DALLA NORMA SUL PECULATO?

La condotta incriminata dalla norma sul peculato consiste nell’appropriazione di denaro o altra cosa mobile altrui compiuta esclusivamente da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.

La condotta di appropriazione del peculato consiste in un comportamento uti dominus (come proprietario) dell’agente nei confronti della cosa, che si manifesta mediante atti incompatibili con il titolo per cui si possiede quel bene, così da realizzare una interversione nel possesso e l’interruzione della relazione funzionale tra il bene ed il legittimo proprietario.

Nel reato di peculato sono distinguibili due momenti:

I) l’espropriazione  dal proprietario della cosa;

II) l’impropriazione, cioè la creazione di un rapporto di fatto tra l’agente del peculato e la cosa stessa.

Perché si realizzi l’interversione nel possesso del peculato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio non basta acquisire la materiale disponibilità della cosa ma occorre che il soggetto abbia esercitato tale interversione nel possesso con la volontà  di tenere per sé il bene.

Il presupposto della condotta di peculato è il possesso o la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui.

Per possesso si intende non solo quello immediato (ossia la disponibilità materiale del bene) ma anche quello mediato, inteso quale disponibilità giuridica del bene e quindi come potere di disporre del bene materialmente detenuto da altri.

Altro requisito del peculato è la ragione d’ufficio o di servizio che qualifica il possesso della cosa fatta propria (difatti, soggetti attivi del peculato sono, appunto, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio).

Infine, per la configurazione del peculato si richiede l’altruità della cosa oggetto del peculato e rientra in tale concetto non solo la proprietà ma anche qualsiasi altro diritto altrui, reale o personale, sulla cosa che abbia, in concreto, un valore economico-sociale.

COSA SI INTENDE PER PECULATO D’USO?

Il secondo comma dell’art. 314 c.p. disciplina il peculato d’uso che ricorre quando l’agente agisce al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

L’elemento specializzante rispetto al peculato va rinvenuto nel dolo specifico consistente nello scopo di usare temporaneamente la cosa sottratta.

L’uso momentaneo nel peculato d’uso richiede un’appropriazione di breve durata.

QUALI SONO I SOGGETTI PASSIVI DEL PECULATO?

Soggetto passivo del reato può essere, a seconda dell’appartenenza della cosa oggetto di appropriazione, tanto la pubblica amministrazione, essendo leso il regolare funzionamento e il prestigio della Pubblica Amministrazione, quanto il privato cittadino che vede ledere i propri interessi patrimoniali.

Il peculato è un reato procedibile d’ufficio, sicché non è necessario sporgere una formale querela.

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