10-02-2019

La tassa di soggiorno: imposta comunale che l’ospite della struttura ricettiva è tenuto a pagare al gestore dell’attività alberghiera, il quale, in qualità di agente contabile, se non riversa al Comune la tassa di soggiorno incassata dagli ospiti nei termini stabiliti risponderà penalmente del reato di peculato. Contattaci per una consulenza legale in materia.

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Tassa di Soggiorno e Diritto Penale: Cosa rischia l’albergatore se non la riversa al comune una volta riscossa ?

La disciplina della tassa di soggiorno pone dubbi ed incertezze sotto diversi profili tanto d’aver reso necessario l’intervento della giurisprudenza amministrativa, contabile e penale.

In particolare, la Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32058/2018, ha  individuato la qualifica giuridica del gestore dell’attività di ricezione che, quale agente contabile del rapporto tributario che sorge dall’imposizione della tassa di soggiorno, assume la veste di incaricato di pubblico servizio e pertanto, nel momento in cui incassa la tassa di soggiorno e non la riversa nei termini stabiliti all’ente comunale, realizza una inversione del titolo del possesso “uti dominus”come se fosse il proprietario – e risponderà penalmente di peculato previsto dall’art. 314 del codice penale.

Di seguito si cerca di far luce su chi, come e quando pagare la tassa di soggiorno e soprattutto individuare le parti coinvolte nell’erogazione e riscossione di uno dei tributi più diffusi del nostro Paese ma di cui ancora si conosce poco.

 

CHE COS’È LA TASSA DI SOGGIORNO?

La tassa di soggiorno è un’imposta di carattere locale – disciplinata all’art. 4 del D.lgs. n. 23/2011 –  che viene applicata a carico di soggetti che alloggiano nelle strutture ricettive in territori classificati come “località turistica” o “città d’arte”.

La tassa di soggiorno viene considerata quale imposta di  scopo, essendo le risorse derivanti dai flussi turistici territoriali destinate per:

  • interventi diretti a sostegno delle strutture ricettive, ovvero degli operatori economici interessati che insistono su quel territorio;
  • interventi di manutenzionefruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, cioè degli elementi che determinano l’attrattività turistica del territorio comunale;
  • interventi di manutenzione e sviluppo dei servizi pubblici locali erogati dagli enti, in favore di una loro migliore e maggiore fruibilità e quindi per migliorare e aumentare la soddisfazione del turista.

 

QUALE È LA RATIO  DELLA TASSA DI SOGGIORNO?

La Corte Costituzionale nella sentenza 102/2008 ha affermato che “sulla base dell’art 4 d.lgs. 23/2011, il fatto suscettibile di valutazione economica ai fini dell’applicazione dell’imposta di soggiorno è connesso a una spesa, quella turistica, non avente carattere d’indispensabilità e che costituisce espressione di una manifestazione non meramente fittizia di ricchezza, che trova la propria giustificazione nell’esigenza che i soggetti non residenti nel territorio comunale partecipino ai costi pubblici determinati dalla fruizione del patrimonio culturale e ambientale, anche in funzione di una migliore sostenibilità dei flussi dei visitatori e quindi in virtù di una vocazione turistica del Comune interessato dall’applicazione dell’imposta, non generica, ma specificatamente accertata dalla Regione attraverso l’inserimento dell’ente locale nell’elenco previsto dal decreto.”

In sintesi, chi pernotta proprio per effetto del soggiorno, fruisce necessariamente sia di servizi pubblici locali e regionali sia del patrimonio culturale e ambientale e deve concorrere al finanziamento dei primi e alla tutela del secondo a mezzo di tributi.

 

QUALE ENTE PUÒ ISTITUIRE ED IMPORRE LA TASSA DI SOGGIORNO?

Possono istituire, con delibera del consiglio, l’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate nel territorio:

  1. comuni capoluogo di provincia;
  2. le Unioni di comuni (centri locali costituiti da due o più comuni, di norma confinanti);
  3. nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche città d’arte.

Invero, l’art. 4 comma 3 del D.lgs. n. 23/2011 prevede che sia un Regolamento statale a dettare la disciplina generale di attuazione dell’imposta.

Ma tutt’oggi il Governo non ha ancora provveduto all’emanazione di tale regolamento, di guisa che i Comuni hanno dovuto procedere all’adozione dei regolamenti istitutivi della tassa di soggiorno, in forza della previsione dell’ultimo periodo del comma 3 che consente l’istituzione del tributo da parte dei comuni nel caso di mancata adozione del regolamento statale, lasciando ampi margini di discrezionalità e determinando una situazione di grande disomogeneità fra i regolamenti comunali.

 

COME SI DETERMINA L’AMMONTARE DELLA TASSA DI SOGGIORNO?

La misura dell’imposta di soggiorno  deve essere definita secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo.

La tassa di soggiorno si calcola moltiplicando il numero degli ospiti per il numero dei loro pernottamenti e il risultato ottenuto per la tariffa corrispondente alla categoria di appartenenza, istituita da ogni Comune. Il tetto massimo è di cinque euro per notte di soggiorno.

In realtà i casi in cui è stata adottata una tassa di soggiorno commisurata al prezzo sono pochi, in quanto buona parte delle delibere comunali si è basata su un’imposta commisurata alla tipologia di struttura ricettiva ed alla categoria, nonché al numero dei pernottamenti registrati nella struttura stessa.

A titolo di esempio, si cita la deliberazione n. 261 del 13.9.2017 adottata dal Comune di Sorrento con la quale è stata rideterminata la tassa di soggiorno.

Il Comune di Sorrento ha istituito l’importo della tassa di soggiorno in ragione della diversità delle  strutture ricettive:

  • Campeggi/ Ostelli/ Agriturismo: unica tassa di soggiorno pari ad euro 1.50;
  • B&B ed altre strutture ricettive extra-alberghiere: unica tassa di soggiorno pari ad euro 3,00;
  • strutture alberghiere: alberghi a tre stelle tassa di soggiorno pari ad euro 1,50; a quattro stelle, tassa di soggiorno pari ad euro 3,00; a cinque stelle, tassa di soggiorno pari ad euro 4,00.

 

CHI È OBBLIGATO AL PAGAMENTO DELLA TASSA DI SOGGIORNO?

I soggetti passivi sono rappresentati dagli ospiti delle strutture ricettive.

Il residente del Comune impositore, invece, è esente dal pagamento della tassa di soggiorno in quanto non è espressione di un flusso turistico.

 

QUALI SONO, INVECE, GLI OBBLIGHI INERENTI LA TASSA DI SOGGIORNO?

Per rispondere a tale quesito occorre fare una distinzione tra la figura dell’ospite e quella del gestore della struttura ricettiva.

L’ospite della struttura ricettiva è tenuto al pagamento della tassa di soggiorno senza alcun obbligo dichiarativo.

Il gestore della struttura ricettiva è il responsabile della riscossione materiale della tassa di soggiorno e svolge una funzione ausiliare nei confronti dell’ente impositore a cui dovrà riversare le somme riscosse.

I regolamenti comunali per i titolari di strutture ricettive stabiliscono degli oneri funzionali all’esazione dell’obbligazione tributaria: si tratta di compiti relativi all’informazione, al calcolo dell’imposta dovuta, all’incasso dell’imposta, alla compilazione e conservazione della modulistica,  all’obbligo di riversamento delle somme riscosse a titolo di imposta, ai connessi obblighi dichiarativi e contributivi.

 

QUALE È IL RUOLO ASSUNTO DAL GESTORE DELLA STRUTTURA RICETTIVA RISPETTO ALLA TASSA DI SOGGIORNO?

Il gestore della struttura ricettiva è terzo rispetto all’obbligazione tributaria e viene coinvolto quale destinatario di obblighi strumentali all’esazione della tassa da parte dell’ente comunale.

Invero, il rapporto tributario intercorre tra il Comune (soggetto attivo) e colui che alloggia nella struttura ricettiva (soggetto passivo).

Invece, il rapporto tra il Comune ed il gestore dell’attività ricettiva non è un rapporto tributario, ma bensì un rapporto di servizio, correlato a quello tributario, in forza del quale il gestore deve incassare la tassa di soggiorno dall’ospite e poi riversarla al Comune, destinatario giuridico delle somme incassate.

 

QUALE È LA RESPONSABILITÀ DEI GESTORI DELLE STRUTTURE RICETTIVE NEL CASO DI MANCATO VERSAMENTO DELLA TASSA AL COMUNE?

La Corte dei Conti nella sentenza n. 22/2016 ha affermato che “I soggetti operanti presso le strutture ricettive, ove incaricati – sulla base dei regolamenti comunali previsti dall’art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 23/2011 – della riscossione e poi del riversamento nelle casse comunali dell’imposta di soggiorno corrisposta da coloro che alloggiano in dette strutture, assumono la funzione di agenti contabili, tenuti conseguentemente alla resa del conto giudiziale della gestione svolta”.

Infatti, nella misura in cui i Comuni affidano ad un soggetto, estraneo al rapporto tributario, una serie di attività obbligatorie e funzionali alla realizzazione della potestà impositiva dell’ente locale, indubbiamente tra detto soggetto ed il Comune si instaura un rapporto di servizio.

Ne discende che già dal momento dell’incasso dell’imposta di soggiorno il gestore alberghiero è qualificabile come agente contabile nei confronti del Comune.

Sulla scorta di tali considerazioni espresse dai giudici contabili è stato possibile comprendere la condotta penalmente sanzionabile, individuata dalla giurisprudenza di legittimità nel reato di peculato, in cui incorre il gestore della struttura ricettiva quando non versa nei termini stabiliti dal regolamento comunale la tassa di soggiorno incassata.

La Corte di Cassazione – sez. VI – nella sentenza n. 32058 del 17/05/2018 ha chiarito quale è la qualificazione giuridica del gestore della struttura ricettiva nell’ambito del rapporto tributario nei termini che seguono: Riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio il gestore di struttura ricettiva residenziale che, anche in assenza di un preventivo specifico incarico da parte della pubblica amministrazione, procede alla riscossione dell’imposta di soggiorno per conto dell’ente comunale, trattandosi di agente contabile, e non di un sostituto di imposta, che svolge un’attività ausiliaria nei confronti dell’ente impositore ed oggettivamente strumentale all’esecuzione dell’obbligazione tributaria intercorrente esclusivamente tra il Comune ed il soggetto che alloggia nella struttura ricettiva.

Integra, pertanto, il delitto di peculato di cui all’art. 314 cod. pen, che è un reato a consumazione istantanea, la condotta del gestore dell’attività ricettiva che, quale incaricato di pubblico servizio, omette o ritarda di versare la tassa di soggiorno che ha ricevuto per conto dell’ente comunale, in quanto tale comportamento costituisce un inadempimento non ad un proprio debito pecuniario, ma all’obbligo di consegnare il denaro al suo legittimo proprietario, con la conseguenza che, sottraendo la “res” alla disponibilità dell’ente pubblico per un lasso temporale ragionevolmente apprezzabile, egli realizza una inversione del titolo del possesso “uti dominus”.

Difatti, il reato di delitto di peculato (art. 314 c.p.), punito con la reclusione da quattro a dieci anni, si consuma quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio si appropria (interversione del titolo di possesso in proprietà) di una somma di danaro o di altra cosa mobile altrui, avendone la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio il possesso e comincia a comportarsi come proprietario del bene del quale ha la disponibilità per ragioni del suo ufficio.

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