29-09-2019

Storica sentenza della Corte Costituzionale nel caso di istigazione o aiuto al suicidio di Dj Fabo. Nell'articolo le tappe del processo, la decisione della Corte Costituzionale e che cosa cambia dopo la decisione del 25 settembre 2019.

Argomenti: # # #

Caso Cappato: Cosa è successo e cosa cambia dopo la Sentenza della Corte Costituzionale ?

La Corte costituzionale si è riunita in camera di consiglio il giorno 25 settembre del 2019 per esaminare le questioni sollevate dalla Corte d’assise di Milano, sull’articolo 580 del Codice Penale, nell’ambito del procedimento penale sorto a carico di Marco Cappato.

Prima di rispondere alla domanda che ho inserito nel titolo, a mio parere, è opportuno procedere con ordine.

Ti spiego quello che è successo.

Nel caso tu voglia farmi delle domande compila la richiesta di contatto che trovi qui sotto e sarò lieto di risponderti.

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Marco Cappato e la Sentenza della Corte Costituzionale

Ed allora, procediamo !

DI COSA E’ IMPUTATO MARCO CAPPATO ?

Marco Cappato è imputato in un procedimento penale dinanzi alla Corte d’assise di Milano perché ha aiutato un altro soggetto (Dj Fabo), che aveva già deciso di suicidarsi, a portare a termine il suo desiderio di morire.

Il capo d’imputazione che l’Autorità Giudiziaria ha elevato nei confronti dell’imputato è il seguente:

--> per aver rafforzato il proposito suicidiario di Antoniani Fabiano (detto Fabo), affetto da tetraplegia e cecità a seguito di incidente stradale avvenuto il 13 giugno 2014, prospettandogli la possibilità di ottenere assistenza al suicidio presso la sede dell’associazione Dignitas, a Plaffikon in Svizzera, e attivandosi per mettere in contatto i familiari di Antoniani con la Dignitas fornendo loro materiale informativo; inoltre, per aver agevolato il suicidio dell’Antoniani, trasportandolo in auto presso la Dignitas in data 25 febbraio 2017, dove il suicidio si verificava il 27 febbraio 2017».

COSA PREVEDE L’ART. 580 DEL CODICE PENALE ?

L’articolo di legge citato riguarda la punibilità della persona che aiuta un’altra persona a suicidarsi dopo che la stessa ha già deciso di togliersi la vita.

Ecco il testo dell’articolo previsto dal Codice Penale.

--> Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, e’ punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1° e 2° dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta e’ minore degli anni quattordici o comunque e’ priva della capacita’ d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.

Le pene previste dal legislatore per tale tipo di reato, come è facile apprezzare dal testo che sopra ti ho riportato, sono molto alte.

Per tale ragione, nonché per i rilevanti interessi in gioco, questo procedimento penale ha suscitato grande clamore mediatico.

COSA E’ SUCCESSO NEL GIUDIZIO DAVANTI ALLA CORTE DI ASSISE DI MILANO ?

Per come era scritto l’articolo di legge, il legislatore non ammetteva deroghe: chi aiuta un’altra persona a portare a termine la propria volontà di suicidarsi, deve essere punito con le pene, severe, previste dalla legge.

Nel processo penale celebrato davanti ai Giudici milanesi, non è mai stato posto in dubbio che il sig. Marco Cappato avesse aiutato Antoniani Fabiano (in arte DJ Fabo) a portare a termine la sua ultima volontà quella, appunto, di porre fine alla sua esistenza viste le gravi patologie che lo affliggevano.

Per come era previsto dalla legge, Marco Cappato, non poteva che essere dichiarato colpevole del reato a lui ascritto.

Ed allora i Giudici di Milano, prima di decidere il caso, hanno chiesto alla Corte Costituzionale – organo che decide se una legge, una norma od un articolo sia conforme alla carta costituzionale – se sia giusto che ogni tipo condotta di aiuto al suicidio debba essere punita dalle severe pene previste dall’articolo 580 del codice penale (cioè quello di cui era per l’appunto accusato il sig. Marco Cappato).

Mi spiego meglio: siccome Marco Cappato ha solamente accompagnato Dj Fabo presso la clinica ove suicidarsi e non ha in alcun modo inciso sulla decisione di quest’ultimo di suicidarsi, è giusto che venga dichiarato colpevole e punito ad una pena certamente non bassa ?

COSA HA DECISO LA CORTE COSTITUZIONALE NEL CASO DI MARCO CAPPATO ?

Sulla richiesta fatta dai Giudici di Milano, la Corte Costituzionale, nell’udienza del 25 settembre 2019 ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Secondo i Giudici della Consulta (Corte Costituzionale), considerata la grave situazione patologica di Dj Fabo e considerato il fatto che Marco Cappato non avesse minimamente inciso sulla decisione del Dj Fabo di suicidarsi avendo solo accompagnato quest’ultimo presso la sede della clinica in Svizzera, l’imputato potrebbe essere comunque assolto !!!

Ma c’è di più.


In attesa di un indispensabile e richiesto intervento del legislatore al fine di modificare quanto previsto dall’art. 580 cod. pen., la Corte ha subordinato la non punibilità del reato di aiuto al suicidio al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.

La Corte sottolinea che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018.

COSA CAMBIA DOPO LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE ?

Solo ora posso rispondere alla domanda iniziale e dirti cosa cambia nel nostro ordinamento dopo la sentenza della Corte Costituzionale emessa nell’ambito del procedimento penale sorto a carico di Marco Cappato davanti ai Giudici della Corte d’assise di Milano.

Molto probabilmente Marco Cappato verrà assolto dall’imputazione di aiuto al suicidio a lui elevata dalla Procura della Repubblica istituita presso il Tribunale di Milano.

Non solo.

Anche in altri casi simili a quelli trattati dalla Corte Costituzionale nella decisione del 25 settembre 2019, gli imputati che:

-) con i loro comportamenti non hanno inciso nella decisione;

-) e che comunque non hanno apportato un contributo rilevante affinché il soggetto portasse a termine la sua volontà di porre fine alla sua esistenza,

debbono essere assolti nei procedimenti penali ove imputati di istigazione o aiuto al suicidio.

COSA PENSO DELLA VICENDA ?

Si tratta sicuramente di una decisione giusta ed importantissima anche se non è la prima volta che la Corte Costituzionale bacchetta il legislatore e lo rimprovera per aver scritto delle norme che non lasciano spazio ad un giudizio che possa tenere conto delle singole particolarità del caso concreto.

Per come era inizialmente formulato l’articolo 580 del codice Penale (istigazione o aiuto al suicidio), non c’erano vie di scampo: Marco Cappato doveva essere condannato.

Ma sarebbe stata una sentenza giusta visto quello che era realmente accaduto ?

Sicuramente NO !!!

Ed allora la Corte Costituzionale, ancora una volta, è intervenuta con una sua decisione, affinché il caso di Marco Cappato potesse essere deciso secondo giustizia.

Sono pienamente d’accordo con quanto deciso dai Giudici della Consulta perché ogni causa ha delle sue particolarità e non può essere prevista una pena a prescindere dalla condotta concreta posta in essere dall’imputato di turno.

Com’è possibile però, che in Italia, per arrivare alle soluzioni, bisogna sempre passare dai problemi ?!

Tutto questo doveva essere già previsto e regolamentato da una normativa giusta che potesse riconoscere al giudice la possibilità di mandare assolto Marco Cappato.

In chiaro: sin dal principio non doveva essere processato !!!

In Italia, purtroppo, è sempre così.

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