27-12-2018

Violenza sessuale di gruppo Meta di Sorrento: Consistente Riduzione di pena in Appello.

Violenza sessuale di gruppo: la storia del processo e la nostra strategia difensiva per arrivare all'assoluzione del nostro assistito per l'accusa grave di violenza sessuale di gruppo con l'aggravante dell'aver somministrato sostanza drogante.

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Violenza sessuale di gruppo Meta di Sorrento: Consistente Riduzione di pena in Appello.

Il nostro studio legale ha affrontato un delicato processo afferente il reato di violenza sessuale di gruppo che sarebbe stata consumata in Meta di Sorrento (Napoli) nell’ottobre del 2016.

In questo articolo ti spiego come abbiamo affrontato e come è andato il processo penale che vedeva il nostro assistito imputato di un reato gravissimo.

L’accusa formulata dalla Procura della Repubblica.

Gli imputati (tra cui il nostro assistito) sono stati accusati di aver drogato prima e violentato poi una turista inglese che alloggiava presso l’Hotel Alimuri di Meta di Sorrento (provincia di Napoli) in cui all’epoca prestavano attività lavorativa (Barman e Camerieri).

Nei loro confronti è stata dapprima disposta la misura della custodia cautelare in carcere e, a seguito della richiesta della difesa, gli imputati sono stati scarcerati e posti agli arresti domiciliari.

Alcuni di loro sono anche stati autorizzati a svolgere attività lavorativa.

Con riferimento all’ipotesi accusatoria formulata dalla Pubblica Accusa, alcuni punti sono tutti da chiarire.

Infatti, al rappresentante del tour operator -che incontrò all’indomani della presunta violenza sessuale di gruppo- la turista non avrebbe mai riferito di essere stata drogata con una sostanza sciolta nei drink da lei bevuti e poi violentata, ma «soltanto» aggredita.

Inoltre, la donna non avrebbe mai riferito di essere stata costretta a subire la violenza sessuale di gruppo (almeno nella prima parte della vicenda ricostruita dalla Pubblica Accusa).

Altre indicazioni utili sono state fornite dalla figlia della turista britannica. Agli investigatori britannici, infatti, la ragazza ha raccontato di aver bevuto un drink, preparatole dai barman Miniero (difeso dagli avvocati Francesco Tiriolo e Vincenzo Ezio Esposito) e De Virgilio (assistito dai penalisti Alfredo e Mario Rosario Romaniello), insieme alla madre. Dopodiché sarebbe stata proprio quest’ultima a invitarla a tornare in camera, affidandole persino la chiave, per poi allontanarsi. «Pensavo che mia madre fosse andata via con un ragazzo, il che mi ha infastidito».

Siccome la donna -con riferimento alla posizione dell’assistito del nostro studio legale- non ha mai detto di aver subito delle violenze oppure essere costretta a subire la violenza, la tesi difensiva dell’Avv. Vincenzo Ezio Esposito è stata quella di far accertare -grazie all’ausilio dei suoi consulenti- che la donna non fosse mai stata drogata e che dunque non poteva esserci alcuno stordimento della stessa al fine di perpetrare la violenza sessuale.

In sostanza, eliminata la circostanza relativa al procurato stordimento della vittima, il rapporto sessuale non poteva che essere consensuale.

Il Giudizio di primo grado.

Il processo di primo grado si è svolto davanti al Tribunale di Torre Annunziata Sezione Collegiale ‘A’ presieduta dal dr. Todisco (giudici a latere Sena, Cozzitorto) che dovevano valutare la fondatezza dell’accusa di violenza sessuale di gruppo mossa nei confronti degli imputati.

La difesa, coadiuvata da un esperto team di tossicologi è riuscita a dimostrare che la donna inglese -diversamente da quanto ritenuto dalla Pubblica Accusa- non era mai stata drogata.

Il Tribunale, su tale delicato punto, nevralgico per il processo in quanto l’accusa formulata nei confronti dei ragazzi era proprio quella di aver drogato la donna per perpetrare lo stupro, ha nominato un perito (la Dr.ssa Strano Rossi) la quale ha effettivamente validato la tesi della difesa secondo cui -in base alle risultanza scientifiche emerse- non vi erano evidenze in grado di dimostrare che la donna fosse stata effettivamente drogata.

Nonostante le chiare indicazioni del Perito nominato dallo stesso Tribunale, i Giudici hanno deciso di condannare gli imputati a pene pesanti di reclusione per la violenza sessuale di gruppo aggravata dalla somministrazione di droghe.

Il Giudizio di secondo grado.

Attraverso l’atto di appello, la difesa ha vigorosamente contestato la decisione di primo grado che ha riconosciuto sia la sussistenza della violenza sessuale che l’aggravante dell’aver somministrato sostanze stupefacenti alla vittima proprio al fine di ottenerne lo stordimento.

I Giudici di secondo grado -diversamente da quanto ritenuto in primo grado di giudizio- hanno escluso l’aggravante della somministrazione delle sostanze droganti (pur avendo riconosciuto la sussistenza della violenza sessuale) ed hanno sensibilmente ridotto le pene di reclusione inflitte agli imputati nel primo grado di giudizio.

Il Giudizio di terzo grado.

Con il ricorso per cassazione si chiederà l’annullamento della decisione emessa nel secondo grado di giudizio al fine di perseguire la richiesta di totale estraneità del nostro assistito ai fatti delittuosi lui contestati che -dopo il giudizio di appello- sono relativi alla violenza sessuale senza l’aggravante dell’aver somministrato sostanze droganti alla vittima.

Effettivamente le prove in ordine alla ritenuta responsabilità del proprio assistito per il delitto di violenza sessuale -a nostro avviso- non superano il dubbio ragionevole per arrivare alla penale responsabilità del proprio assistito.

Per tali ragione sosterremo queste doglianze anche davanti alla Suprema Corte di cassazione.