15-09-2019

I c.d. ‘furbetti del cartellino’ sono chiamati a rispondere del reato di truffa aggravata poiché la condotta del pubblico dipendente che falsamente attesti la propria presenza in ufficio, a prescindere dal danno economico corrispondente alla retribuzione erogata per una prestazione lavorativa inferiore a quella dovuta, incide negativamente sull’organizzazione dell’ente e compromette il rapporto fiduciario che lega l’ente al dipendente.

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Furbetti del Cartellino: Quali sono le conseguenze penali della condotta ?

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I cd. ‘furbetti del cartellino’ rispondono del reato di truffa aggravata poiché la falsa attestazione della presenza in servizio integra gli estremi del reato di truffa ai danni dello Stato o di un ente pubblico di cui all’art. 640 comma 2 c.p.

L’art. 640 c.p., rubricato “Truffa”, punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 51 euro a 1032 euro, chi, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Il secondo comma prevede quale  circostanza aggravante l’aver commesso la truffa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, comminando in tal caso una pena più grave, ovverosia  la reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 309 euro a 1549 euro.

La norma prevede la sussistenza del reato di truffa quando parte offesa sia lo Stato o altro ente pubblico e trova fondamento nel fatto che viene leso un interesse della pubblica amministrazione.

QUALI SONO GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA TRUFFA ?

Gli elementi costitutivi della truffa sono:

—> artifizi e raggiri, ossia  false rappresentazioni della realtà che inducono in errore il soggetto passivo;

–> ingiusto profitto ed il correlativo danno, cioè il vantaggio ingiustamente conseguito ed il danno economico causato alla persona offesa.

QUALE REATO INTEGRA LA CONDOTTA ASSUNTA DAI C.D. FURBETTI DEL CARTELLINO?

I cd. ‘furbetti del cartellino’,  in quanto pubblici ufficiali che attestano falsamente i dati relativi alla loro presenza in ufficio, rispondono del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato o di altro ente pubblico poiché i periodi di assenza, anche prescindendo dal danno economico cagionato, rilevano in sé poiché incidono sull’organizzazione dell’ufficio e ledono gravemente il rapporto fiduciario tra l’impiegato e l’ufficio pubblico.

PERCHÉ LA CONDOTTA DEI FURBETTI DEL CARTELLINO INTEGRA IL REATO DI TRUFFA?

Sul punto si è espressa la Corte di Cassazione , sez. II, con la pronuncia n. 29628 del 2019.

La Corte veniva investita del ricorso proposto dal Procuratore Generale avverso la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte di Appello di Ancona che, in riforma della condanna di primo grado, assolveva l’imputato dal delitto di truffa ai danni dell’ASUR Marche per insussistenza del fatto poiché, a parere della corte territoriale, non era individuabile il danno patrimoniale subito dall’amministrazione.

In ordine alla condotta illecita assunta dai cd. ‘furbetti del cartellino’, la giurisprudenza di legittimità è pacifica nel ritenere la sussistenza del delitto di truffa aggravata in danno dello Stato nel caso in cui la condotta consista in ripetute assenze ingiustificate dell’impiegato o funzionario pubblico dal luogo di lavoro, a condizione che le stesse cagionino un danno economicamente apprezzabile.

La condotta dei furbetti del cartellino che si allontanano dal posto di lavoro senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, integra il reato di truffa aggravata purchè i periodi di assenza, conglobati nell’arco del periodo retributivo siano  da considerare economicamente apprezzabili.

In relazione al problema del  minimo pregiudizio economico per l’ente di appartenenza, la Corte ha segnalato che la falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata anche a prescindere dal danno economico corrispondente alla retribuzione erogata per una prestazione lavorativa inferiore a quella dovuta, incidendo sull’organizzazione dell’ente, mediante la arbitraria modifica degli orari prestabiliti di presenza in ufficio, e compromettendo gravemente il rapporto fiduciario che deve legare l’ente al suo dipendente (Sez. 2, n. 3262 del 30/11/2018).

Nel caso specifico, si trattava di un dirigente che timbrava il cartellino all’entrata presso un struttura diversa da quella di assegnazione e se ne allontanava omettendo la timbratura del cartellino in uscita.

La Suprema Corte ha ritenuto che la condotta illecita assunta dall’imputato è suscettibile di valutazione economica dal momento in cui, oltre a  violare gli obblighi contrattuali, determina un danno patrimoniale per l’ente che è chiamato comunque a retribuire una frazione della prestazione giornaliera, con l’ulteriore danno determinato dalla mancanza del dipendente nel presidio lavorativo, sguarnito della corrispondente unità di lavoro.

Pertanto, la Corte di Cassazione annullava la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Ancona rinviando alla Corte di Appello di Perugia per un nuovo giudizio.

PERCHÉ RIVOLGERSI AD UN AVVOCATO COMPETENTE PER IL REATO DI TRUFFA AGGRAVATA COMMESSA DAI FURBETTI DEL CARTELLINO?

Nel caso in cui si è indagati o imputati per tale reato è opportuno farsi difendere da un competente avvocato per truffa aggravata, che sappia fornire  l’assistenza legale adeguata al caso specifico e sappia individuare la giusta strategia difensiva.

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