13-06-2017

Quali sono i presupposti per poter denunciare il proprio datore di lavoro per condotte di mobbing

Argomenti: # # # #

Mobbing sul Lavoro: denunciare il proprio datore di lavoro, si può ?

Sei stanco di subire mobbing sul lavoro ? Sei vittima del tuo datore ? Sei stanco di subire continue vessazione ed umuliazioni all’interno dell’azienda ? Sei vittima di demansionamento ?

Non preoccuparti, ti spiego in quest’articolo quali sono le tutele che legge prevede ed alle quali puoi appellarti. 

Se vuoi ricevere assistenza o consulenza legale in tema di mobbing sul lavoro,puoi rivolgerti ad AvvocatoPenalistaH24.it che ti affiancherà un esperto e specializzato Avvocato per mobbing sul lavoro.

Compila la richiesta di contatto che trovi qui sotto per ricevere assistenza o consulenza legale oppure se vuoi ricevere qualsiasi tipo di informazione di cui necessiti.

Hai Domande? RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA

Il codice penale tutela i soggetti che subiscono condotte vessatorie nell’ambito lavorativo (cd. Mobbing sul Lavoro): ci sono alcune condizione che, però, devono sussistere per poter ricondurre il fatto nell’ambito dei maltrattamenti previsti dall’art. 572 cod. pen..

.
Gli elementi necessari per poter integrare tale fattispecie delittuosa sono:

–> condotte vessatorie,

–> provocazione di stato di ansia perdurante etc…,

–> nonché il requisito della cd. ‘para-familiarità’ necessario per inquadrare il delitto di maltrattamenti in famiglia in ambito lavorativo.

.

Giova rammentare sul punto che la fattispecie di maltrattamenti in famiglia, tradizionalmente concepita in un contesto familiare, è stata nel tempo estesa – ed in tale senso è l’attuale disposto normativo dell’art. 572 cod. pen. – anche a rapporti di tipo diverso, di educazione ed istruzione, cura, vigilanza e custodia nonché a rapporti professionali e di prestazione d’opera.

Proprio avendo riguardo a tale ultima categoria di rapporti, la Suprema Corte di cassazione ha riconosciuto la possibilità di sussumere nella fattispecie dei maltrattamenti commessi da soggetto investito di autorità in contesto lavorativo la condotta di c.d. ‘mobbing sul lavoro’ posta in essere dal datore di lavoro in danno del lavoratore, quale fenomeno connotato da una

.

<<MIRATA REITERAZIONE DI PLURIMI ATTEGGIAMENTI REITERATI NEL TEMPO CONVERGENTI NELL’ESPRIMERE OSTILITÀ VERSO LA VITTIMA E PREORDINATI A MORTIFICARE E A ISOLARE IL DIPENDENTE NELL’AMBIENTE DI LAVORO, AVENTI DUNQUE CARATTERE PERSECUTORIO E DISCRIMINATORIO (Cass. Sez. 5, n. 33624 del 09/07/2007, P.C. in proc. De Nubblio, Rv. 237439)>>.

.

Avuto riguardo alla ratio dell’art. 572 c.p. – che si sostanzia quale delitto contro l’assistenza familiare – affinché la condotta persecutoria e maltrattante del datore di lavoro in danno del dipendente – ovvero, in ambito di rapporti professionali, del superiore nei confronti del sottoposto – possa essere sussunta nella fattispecie incriminatrice in parola è indispensabile che il rapporto interpersonale sia caratterizzata dal tratto della “parafamiliarità”.

.

L’ampliamento ad opera della giurisprudenza del perimetro delle condotte che possono configurare il delitto di maltrattamenti anche oltre quello strettamente endo-familiare ha invero lasciato invariata la collocazione sistematica della fattispecie incriminatrice nel titolo dei delitti in materia familiare, di tal che, ai fini della integrazione del reato, non è sufficiente la sussistenza di un generico rapporto di subordinazione/sovra-ordinazione, ma è appunto necessario che sussista il requisito della para-familiarità, che si caratterizza per la sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita (anche lavorativa) proprie e comuni alle comunità familiari, non ultimo per l’affidamento, la fiducia e le aspettative del sottoposto rispetto all’azione di chi ha ed esercita su di lui l’autorità con modalità, tipiche del rapporto familiare, caratterizzate da ampia discrezionalità ed informalità.

.

Ai fini della configurabilità del delitto di maltrattamenti in famiglia nell’ambito di un rapporto professionale o di lavoro, è pertanto necessario che il soggetto attivo si trovi un una posizione di supremazia, connotata dall’esercizio di un potere direttivo o disciplinare tale da rendere ipotizzabile una condizione di soggezione, anche solo psicologica, del soggetto passivo, che appaia riconducibile ad un rapporto di natura para-familiare (Sez. 6, n. 43100 del 10/10/2011, R.C. e P., Rv. 251368).

.

Le reiterate condotte minacciose e moleste del datore di lavoro devono cagionare un serio perturbamento psichico al lavoratore; queste devono avere finalità di emarginazione e di compromette la di lui capacità produttiva all’interno dell’impresa.

.

Una recente pronuncia di merito (Trib. Taranto, 7.4.2014, n. 176, in De Jure), ha dichiarato penalmente responsabili due imputati per il delitto di atti persecutori nei confronti di un dipendente del loro stabilimento.

.
Nella citata sentenza di merito, la parte offesa era stata sottoposta per lungo tempo e con una certa frequenza ad una serie di atti umilianti e dequalificanti, consistenti nel demansionamento ad un’altra funzione lavorativa di minor rilievo rispetto a quella precedentemente svolta, nell’isolamento in sala mensa attraverso la concessione della pausa pranzo in un orario differente da quello usuale, e nel divieto di utilizzare il bagno per i soggetti disabili, nonostante la vittima rientrasse in quella categoria individuale.

.

Così, le predette attività persecutorie avevano prodotto nel soggetto passivo un quadro clinico, caratterizzato da stati d’ansia e disturbo del tono dell’umore, con crisi di panico, che lo costrinsero all’assunzione di farmaci e sedativi.

.
Secondo il costante orientamento di legittimità

.
«IL REATO DI STALKING RISPONDE ALLA RATIO DI TUTELA DELLA TRANQUILLITÀ DELLA VITA QUOTIDIANA PERSONALE DA COMPORTAMENTI CHE PRODUCANO ANSIE, PREOCCUPAZIONI, PAURE O ALTRE INFLUENZE PERTURBATRICI. RISPETTO A TALE FATTISPECIE, LA VIOLENZA PRIVATA COSTITUISCE UN’IPOTESI SPECIALE PER LA CUI CONFIGURAZIONE NON È SUFFICIENTE CHE NELLA VITTIMA SIA STATO PROCURATO UNO STATO DI ANSIA E DI TIMORE PER L’INCOLUMITÀ, BENSÌ RILEVA COME ELEMENTO SPECIALIZZANTE LO SCOPO DI COSTRIZIONE A FARE, TOLLERARE OD OMETTERE QUALCOSA, IMPEDENDO LA LIBERA DETERMINAZIONE DELLA PERSONA OFFESA CON UNA CONDOTTA IMMEDIATAMENTE PRODUTTIVA DI UNA SITUAZIONE IDONEA AD INCIDERE SULLA SUA LIBERTÀ PSICHICA» (ex multis Rv. 248412, Rv. 250158, Rv. 252314).

.
Nel caso in cui ricorrano tutti gli elementi sopra descritti, si è in presenza di un fenomeno di cd. ‘mobbing sul lavoro’ tutelato dal codice penale.

Se vuoi ricevere assistenza legale sul tema, compila la richiesta di contatto che trovi qui sotto per parlare con un esperto avvocato per mobbing sul lavoro.

Hai Domande? RICHIEDI SUBITO UNA CONSULENZA

Chatta subito con noi
WhatsApp Facebook Messenger
oppure compila il form qui di seguito:

RICHIEDI UNA CONSULENZA

Nome Completo*
Email*
Telefono
Messaggio