12-12-2018

Gli Avvocati dello Studio Legale Internazionale Brancaccio&Esposito sono professionisti specializzati nell'assistenza legale dinanzi alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Rivolgiti al nostro team di legali per ottenere il giusto risarcimento contro un provvedimento illegittimamente adottato da parte dello Stato Italiano.

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Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Avvocato per il ricorso a Strasburgo

CHE COS’È LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO?

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è un tribunale internazionale con sede a Strasburgo che tutela i diritti e le libertà dell’uomo ed alla quale i privati cittadini, oltre che gli Stati, possono ricorrere qualora ritengano di essere vittime di una violazione riconosciuta dalla Convenzione.

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COS’È LA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO?

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è un trattato internazionale sottoscritto a Roma il 4 novembre 1950 dai paesi appartenenti al Consiglio d’Europa, con oggetto “la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. La CEDU mira a garantire il riconoscimento e l’applicazione di alcuni dei diritti e libertà fondamentali.

La Convenzione, che istituisce la Corte e ne regola il funzionamento, contiene un catalogo di diritti e libertà che gli Stati hanno assunto l’obbligo di rispettare.

 

QUALI RICORSI SONO ESPERIBILI INNANZI ALLA CORTE EDU?

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo prevede che la Corte possa essere investita e, quindi, possa decidere su due tipi di ricorsi:

1) i ricorsi interstatali: ogni Stato contraente può adire unilateralmente la Corte al fine di accertare un’inosservanza della Convenzione e dei protocolli commessa da un altro Stato membro. Le condizioni stabilite per proporre ricorso sono che entrambi gli Stati – ricorrente e convenuto – siano parti della Convenzione e che lo Stato ricorrente dimostri una violazione della convenzione o dei protocolli da parte del secondo.

2) i ricorsi individuali: qualora un individuo o un ente non governativo ritiene di essere stato vittima di una violazione di uno dei diritti e delle libertà fondamentali da parte di uno degli Stati aderenti alla Convenzione, può presentare ricorso alla Corte EDU.

 

CHI PUO’ RICORRERE ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO?

Il ricorso alla Corte EDU può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte (attrice o convenuta o imputata) in una controversia davanti ai giudici nazionali (civili, penali o amministrativi). Il ricorso contro un determinato Paese è accessibile a tutti, finanche a singoli individui di Stati non contraenti e perfino agli apolidi.

Le persone incapaci di intendere e di agire possono proporre ricorso alla Corte EDU senza il concorso della persona che li rappresenta, quindi il rappresentante può proporre ricorso direttamente senza dover allegare un mandato.

Tutte le formazioni sociali regolarmente costituite secondo il diritto interno, non solo organizzazioni non governative e i gruppi privati ma anche associazioni non riconosciute (i sindacati e i gruppi politici), possono proporre ricorso alla Corte EDU.

 

COSA S’INTENDE PER VITTIMA DELLA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI?

La vittima legittimata a proporre ricorso individuale è il singolo individuo (o ente non governativo) che sostiene di aver subito una o più violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali sancite nella Convenzione e nei Protocolli e che può proporre ricorso alla Corte di Strasburgo.

In via generale, il ricorso alla Corte EDU può essere proposto dalla “persona direttamente interessata dall’atto o dall’omissione in contestazione”. Con ciò si intende che il soggetto deve dimostrare il suo interesse diretto a denunciare l’azione od omissione dello Stato. Tale status deve perdurare affinché il ricorso presentato venga dichiarato ricevibile per l’intera procedura, pena il rigetto dell’istanza proposta.

L’attore che chiede non solo una dichiarazione di colpevolezza dello Stato ma anche una riparazione deve dimostrare di aver subito un danno: solo qualora la Corte qualifichi quest’ultimo come rilevante (e in assenza di forme di rimozione delle conseguenze della violazione) sorgerà il diritto all’equa soddisfazione.

La Corte europea ha elaborato la teoria c.d. della vittima indiretta che stabilisce che sono legittimate a denunciare alla Corte di Strasburgo le violazioni le persone che hanno un legame stretto e personale con colui che le ha subite.

Infine, il diritto di continuare la procedura dinanzi alla Corte europea si trasmette agli eredi in caso di morte del ricorrente, poiché è una questione di interesse generale far riconoscere alla Corte l’inosservanza di un diritto garantito dalla Convenzione e denunciato dal ricorrente iniziale.

 

CONTRO CHI SI PRESENTA IL RICORSO?

Col ricorso alla Corte EDU si deferiscono uno o più Stati membri della Convenzione che si ritiene abbiano violato la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo: gli atti contestati devono essere emanati da un’autorità pubblica di uno o più Stati membri. La Corte non può esaminare le doglianze dirette contro dei singoli o contro delle istituzioni di diritto privato, come le società commerciali.

 

COME CI SI RIVOLGE ALLA CORTE EDU?

Occorre inoltrare una lettera (a mezzo di raccomandata internazionale), denunciando le violazioni che si ritengono subite, al Cancelliere della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La missiva può essere redatta personalmente dal cittadino, in lingua italiana, senza seguire particolari formalità.

Tutta la corrispondenza riguardante il ricorso deve essere inviata al seguente indirizzo:

Al Cancelliere della Corte europea dei Diritti dell’Uomo Consiglio d’Europa

F–67075 STRASBURGO CEDEX FRANCIA

 

QUALE È IL CONTENUTO DELLA MISSIVA?

Nella lettera che dà impulso al ricorso alla Corte EDU deve essere esposto sinteticamente l’oggetto delle doglianze, precisando quali siano i diritti garantiti dalla Convenzione violati dallo Stato.

Altresì, è essenziale che il singolo individuo riporti le decisioni adottate a suo danno dalla pubblica autorità, precisando per ognuna di queste la data e l’autorità che le ha emesse ed accennando brevemente il loro contenuto.

 

QUALE È LA RISPOSTA DELLA CORTE EDU ALLA MISSIVA?

La Corte EDU, nel rispondere al cittadino, trasmette anche un formulario del ricorso da redigere e da spedire in triplice copia entro sei settimane dal ricevimento della comunicazione. Nella missiva, inoltre, la Corte indicherà un numero di riferimento che corrisponde al numero della pratica e che deve essere riportato nelle comunicazioni successive.

 

COME COMPILARE IL FORMULARIO?

Il formulario del ricorso alla Corte EDU si compone delle seguenti otto parti da compilare:

 

1. LE PARTI:

-) Occorre indicare nome, data di nascita, cittadinanza, sesso, professione, indirizzo e numero telefonico del ricorrente. Quando il ricorrente è rappresentato, le informazioni utili concernenti il rappresentante debbono essere fornite in questa rubrica e la Cancelleria corrisponderà unicamente con il rappresentante;

-) Occorre indicare lo Stato contraente contro cui si propone ricorso.

 

2. ESPOSIZIONE DEI FATTI:

Le doglianze vanno descritte in modo chiaro, dettagliato, ma conciso, e gli avvenimenti riportati nell’ordine cronologico in cui si sono verificati, con la data esatta.

 

3. ESPOSIZIONE DELLA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE E DELLE RELATIVE ARGOMENTAZIONI:

 

Il ricorrente deve indicare in modo preciso ed esaustivo, le violazioni della Convenzione che si ritiene di aver subito ed indicare, inoltre, su quale disposizione della Convenzione esse si fondano.

 

4. ESPOSIZIONE DEI REQUISITI NECESSARI PER LA RICEVIBILITÀ DEL RICORSO:

Le condizioni da rispettare affinché il ricorso alla Corte EDU sia ricevibile sono le seguenti:

-) esaurimento delle vie di ricorso interne – gli individui devono dimostrare di avere esaurito tutte le vie di ricorso interne, prima che la Corte EDU esamini il loro caso. Ciò riflette il principio di sussidiarietà, in base al quale spetta in primis ai tribunali nazionali garantire e tutelare i diritti umani a livello nazionale;

-) il ricorso deve essere presentato, a pena di decadenza, entro 6 mesi a partire della data della decisione interna definitiva (in generale il giudizio passato in giudicato pronunciato dall’istanza giurisdizionale più alta in grado);

-) non deve essere anonimo;

-) non deve essere identico ad uno precedentemente esaminato dalla Corte o già sottoposto ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di risoluzione, salvo non contenga fatti nuovi;

-) il ricorso deve essere compatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi Protocolli, palesemente fondato o non abusivo.

 

5. ESPOSIZIONE RELATIVA ALL’OGGETTO DEL RICORSO:

Occorre descrivere quale risultato ci si aspetta dal ricorso instaurato dinanzi alla Corte EDU.

 

6. ALTRE ISTANZE INTERNAZIONALI INVESTITE DELLA CAUSA:

In questa parte va menzionato se il ricorrente ha presentato le sue doglianze ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di regolamento, relative al presente ricorso. In caso affermativo, va indicato il nome dell’organismo internazionale che è stato adito, lo svolgimento delle procedure, le decisioni prese in merito e la loro data ed, infine, allegare una copia delle decisioni e di ogni altro documento pertinente.

 

7. DOCUMENTI ALLEGATI:

Devono essere prodotte le copie di tutti i documenti processuali pertinenti per l’esame dei fatti lamentati afferenti al ricorso (ad es. verbali d’udienza, dichiarazioni di testimoni, sentenze).

 

8. DICHIARAZIONE E FIRMA:

In questo spazio il ricorrente appone la propria firma e dichiara che quanto riportato nel formulario corrisponde a verità.

Qualora il formulario di ricorso sia presentato da un’organizzazione non governativa o da un gruppo di privati, l’istanza va firmata dalle persone che ne hanno la rappresentanza, mentre nel caso in cui sia firmato dal suo rappresentante dovrà essere allegata una procura speciale.

Se il ricorrente non vuole che sia rivelata la sua identità, deve precisarlo, fornendo un’esposizione delle ragioni che giustifichino la deroga.

 

 

COME SI SVOLGE LA PROCEDURA?

La procedura è scritta ed ogni decisione adottata dalla Corte sarà comunicata per iscritto. La celebrazione alle udienze ha carattere eccezionale. Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso.

La Corte è tenuta anzitutto a pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso: se i requisiti esposti sopra non sono soddisfatti, il ricorso sarà dichiarato inammissibile con carattere definitivo ed irrevocabile.

Se invece il ricorso viene dichiarato ammissibile, la Corte incoraggia le parti a giungere a un regolamento amichevole. In assenza di regolamento amichevole, la Corte procede all’esame nel merito del ricorso, cioè essa giudica se vi è stata o non vi è stata violazione della Convenzione.

Taluni ricorsi possono essere qualificati come urgenti e trattati in via prioritaria, specialmente nel caso in cui si fa stato di un pericolo imminente che minaccia l’integrità fisica del ricorrente.

 

PER PROPORRE RICORSO ALLA CORTE EDU È NECESSARIA L’ASSISTENZA LEGALE?

Nella prima fase della procedura è facoltativa l’assistenza di un avvocato, nella fase successiva, ovvero dopo la notificazione del ricorso alla Corte EDU, il ricorrente dovrà essere rappresentato da un avvocato abilitato ad esercitare la professione in uno qualsiasi degli Stati contraenti e sul cui territorio sia residente.

 

È POSSIBILE ACCEDERE AL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO?

Dopo l’introduzione del ricorso alla Corte EDU, il ricorrente può richiedere di beneficiare del gratuito patrocinio.

Tale assistenza, non ha carattere automatico, può essere concessa in presenza di due condizioni:

-) che il patrocinio sia necessario alla buona conduzione del caso davanti la Camera;

-) che il ricorrente non disponga di mezzi finanziari sufficienti per far fronte in tutto o in parte alle spese che è indotto a sostenere.

 

QUALI PRONUNCE PUÒ ADOTTARE LA CORTE EDU?

Se la Corte accerta una violazione, pronuncerà una sentenza di condanna e, in tal caso, oltre ad imporre allo Stato condannato l’eliminazione delle conseguenze della violazione, può riconoscere una “equa compensazione”, che consiste in un risarcimento economico dei pregiudizi sofferti nel caso in cui l’ordinamento dello Stato responsabile non consenta la rimozione integrale delle conseguenze della violazione. La Corte può altresì esigere che lo Stato condannato proceda al rimborso delle spese anticipate dal ricorrente per far valere i suoi diritti (gli onorari dell’avvocato o le spese per la ricerca e la corrispondenza).

Se la Corte non constata alcuna violazione, pronuncerà una sentenza di assoluzione, in tal caso non è previsto alcun onere supplementare per quanto concerne le spese sostenute dal Governo convenuto.

Le sentenze della Corte sono vincolanti per le parti in causa. Attraverso le pronunce della Corte EDU si elabora una giurisprudenza internazionale che obbliga tutti gli Stati contraenti ad adeguare l’ordinamento giuridico interno nazionale.

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