Riabilitazione Penale: come l’abbiamo ottenuta per conto di un nostro assistito

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Riabilitazione Penale: come l’abbiamo ottenuta per conto di un nostro assistito

La vicenda del nostro assistito

In questo articolo ti spiego come un nostro assistito, dopo aver subito ben due sentenze di condanna, è riuscito ad ottenere la riabilitazione penale senza tuttavia adempiere alle obbligazioni civili derivanti dalle sentenze di condanna, fornendo la dimostrazione al Tribunale di Sorveglianza della sua impossibilità di procedere ai pagamenti.

Ebbene, il nostro assistito, dopo aver subito due sentenze di condanna, si rivolgeva allo studio legale internazionale Avvocato Penalista H24, in quanto aveva la necessità di ottenere la riabilitazione penale al fine di eliminare le conseguenze derivanti dalle sentenze di condanna le quali, nello specifico, costituivano per lui un enorme limite per il reinserimento nella società civile.

Chiaramente, la richiesta del nostro assistito derivava dal fatto che, nel corso degli anni, il medesimo avesse fornito ampia riprova di essersi completamente ravveduto rispetto ai comportamenti illeciti che ne avevano determinato la condanna e di aver tenuto sempre una condotta di vita “esemplera”, fornendo ampia dimostrazione del fatto di aver completamente cambiato il proprio stile di vita, improntandolo al pieno rispetto della legalità.

Tuttavia, il muro insormontabile che gli si presentava davanti, era costituito dal fatto che, con le due sentenze di condanna il medesimo, oltre ad essere stato condannato alla pena detentiva, veniva condannato al risarcimento del danno nei confronti della persona offesa per una somma di circa 104.000,00 euro, somma questa della quale, tuttavia, non aveva la disponibilità.

Pertanto, non potendo procedere al risarcimento del danno, si presentava un enorme ostacolo per poter ottenere la riabilitazione penale.

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Quali erano i reati per cui è stato condannato?

Così come ti dicevo in precedenza, il nostro assistito aveva subito ben due sentenze di condanna, una per il delitto di appropriazione indebita, per il quale non erano dovute le spese di giudizio, avendo lo stesso deciso di definire il procedimento con un patteggiamento, ed un’altra per il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili, ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, per il quale aveva subito una sentenza di condanna alla pena di 10 mesi di reclusione, oltre che la pubblicazione della sentenza, l’interdizione dagli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese, l’interdizione perpetua dall’ufficio commissioni tributarie e l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un anno. 

Inoltre, con la seconda sentenza di condanna, il medesimo veniva condannato a risarcire il danno erariale che aveva provocato con le proprie condotte per un importo pari ad euro 230.000,00 circa, che in seguito veniva ridotto attraverso la “rottamazione” delle cartelle esattoriali.

Perché l’assistito ci ha contattato ?

La ragione per la quale il nostro assistito si metteva in contatto con i professionisti dello studio legale internazionale Avvocato Penalista H24 consisteva nel fatto che il medesimo volesse “ripulire” la propria fedina penale, facendo venire meno le sanzioni accessorie alle quali era stato condannato che, inevitabilmente, ne stavano completamente pregiudicando la vita.

Tuttavia, il vero limite della sua situazione, per la quale  gli era stata già rigettata una volta la richiesta di riabilitazione penale, consisteva nel fatto che il medesimo non avesse mai risarcito il danno derivante dal reato per il quale era stato condannato, avendo ritenuto il Tribunale di Sorveglianza che detta condotta dimostrasse una mancata “risocializzazione” del condannato, la quale determinava l’impossibilità di ottenere i benefici derivanti dalla riabilitazione.


Si trattava, nello specifico, di una motivazione che, a nostro avviso, non teneva in alcuna considerazione il percorso virtuoso seguito dal nostro assistito sino a quel momento, e questo anche in considerazione del fatto che lo stesso non avesse la disponibilità dei mezzi economici per poter provvedere al risarcimento del danno, prevedendo espressamente al riguardo lo stesso articolo 179 del codice penale che: “La riabilitazione non può essere conceduta quando il condannato: …b) non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nella impossibilità di adempierle”.

Ebbene, si trattava proprio del caso del nostro assistito il quale, sebbene avesse tenuto dei comportamenti assolutamente virtuosi in seguito all’applicazione nei suoi confronti della sentenza di condanna, si trovava nell’impossibilità assoluta di adempiere alle obbligazioni civili, condizione questa che, tuttavia, non avrebbe potuto precludergli aprioristicamente la possibilità di ottenere i benefici derivanti dall’applicazione della riabilitazione penale.

Lo stesso, pertanto, ritenendo del tutto ingiusto questo provvedimento, manifestava la propria volontà di proporre una nuova richiesta di riabilitazione, venendo assistito in detto procedimento dall’avv. Vincenzo Esposito e dall’avv. Ismaele Brancaccio, i quali lo aiutavano nella formulazione della richiesta di riabilitazione penale innanzi al Tribunale di Sorveglianza.

Richiesta Riabilitazione Penale

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A cosa serve la riabilitazione?

L’istituto della riabilitazione penale costituisce una vera e propria causa di estinzione delle pene accessorie derivanti dalla condanna e degli effetti penali della stessa.

Nello specifico, detto istituto, si incentra sul requisito della “buona condotta” della persona che ha subito una sentenza di condanna penale,  avendo una funzione premiale del condannato al fine di garantire la risocializzazione dello stesso il quale, vedendo la possibilità di estinguere le pene accessorie attraverso comportamenti “positivi”, si sentirà maggiormente invogliato al rispetto delle Leggi e della legalità.

Infatti, la riabilitazione penale costituisce sicuramente un grande incentivo per la persona condannata a tenere delle condotte di vita positive e rispettose dei precetti legislativi, potendo il medesimo sicuramente beneficiare della possibilità di estinguere gli effetti delle pene accessorie derivanti dalla condanna.

In buona sostanza, la concessione della riabilitazione “presuppone che il soggetto abbia dato prova di effettivo e completo ravvedimento, dimostrando di avere tenuto un comportamento privo di qualsivoglia atteggiamento trasgressivo ed aver intrapreso uno stile di vita rispettoso dei principi fondamentali della convivenza civile, tenuto in epoca successiva alla commissione del reato per il quale è stata chiesta la riabilitazione”. (Cass. Sez. I°, sent. n. 29490/11)

Come si svolge la riabilitazione penale?

Così come ti dicevo in precedenza, la decisione in merito all’applicazione della riabilitazione penale dovrà essere presa dal Tribunale di Sorveglianza, il quale dovrà assumere la decisione sulla base dei seguenti presupposti, sanciti dall’articolo 179 del codice penale, ovvero:

  1. Devono essere trascorsi almeno 3 anni dal momento dell’esecuzione della sentenza o dal momento in cui la condanna sia comunque considerata estinta;
  2. Il condannato deve aver tenuto una buona condotta durante questo periodo di tempo;
  3. Nel caso in cui il condannato sia recidivo, devono essere trascorsi almeno 8 anni dal momento dell’esecuzione della sentenza, ovvero 10 anni nel caso in cui si tratti di persona dichiarata delinquente abituale, professionale o per tendenza;
  4. Nel caso in cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena il termine inizierà a decorrere dal momento della concessione della sospensione, ovvero, nel caso in cui la pena inflitta non sia superiore ad un anno e sia stato riparato interamente il danno il termine per poter richiedere la riabilitazione penale è di un solo anno dal momento della concessione della sospensione condizionale della pena.

In questo caso, quindi, il Tribunale di Sorveglianza dovrà prendere in considerazione la sussistenza o meno di detti elementi al fine di poter concedere la riabilitazione penale.

Chiaramente, così come ti dicevo in precedenza, la riabilitazione non può essere concessa nel caso in cui il condannato sia stato sottoposto ad una misura di sicurezza (tranne che si tratti di espulsione dello straniero o di confisca), ovvero nel caso in cui il condannato non abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (sempre che non si trovi in una condizione di assoluta impossibilità di adempiere).

Quanto tempo ci vuole per avere la riabilitazione ?

I tempi sono quelli che ti ho indicato in precedenza, ovvero:

  1. Tre anni dal momento dell’esecuzione della sentenza;
  2. Otto anni nel caso in cui il condannato sia dichiarato recidivo;
  3. Dieci anni nel caso in cui sia dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza;
  4. Un anno nel caso in cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena per un condanna inferiore all’anno di reclusione, nel caso in cui la persona abbia riparato integralmente le conseguenze dannose del reato.

La procedura per la concessione della riabilitazione, normalmente, richiede fino a 9 mesi dal momento del deposito dell’istanza per questo, al fine di velocizzare quanto più possibile la procedura, può essere utile allegare le copie delle sentenze o dei decreti penali e di tutta la documentazione comprovante il pagamento delle spese processuali e/o della buona condotta tenuta.

Chiaramente, vista la delicatezza della richiesta, è sempre consigliabile intraprendere il procedimento con l’aiuto di un avvocato specializzato in questo settore.

Chi decide sulla riabilitazione penale?

La decisione, così come ti dicevo in precedenza, deve essere assunta dal Tribunale di Sorveglianza del luogo di residenza dell’interessato.

Il Tribunale deciderà sull’istanza di riabilitazione in camera di consiglio, anche sulla base della documentazione allegata.

In questo caso, quindi, è quantomeno opportuno farsi assistere da un avvocato al fine di evitare che la richiesta di riabilitazione penale possa essere dichiarata inammissibile, nonché al fine di redigere la domanda nella forma più opportuna.

Qual è stato il nostro operato nel caso di riabilitazione penale?

Nel caso del nostro assistito, una volta presentata la richiesta, siamo riusciti a dimostrare il fatto che lo stesso si trovasse nell’impossibilità assoluta di adempiere alle conseguenze civili derivanti dal reato, non costituendo tuttavia questa circostanza, così come ti dicevo in precedenza, un impedimento assoluto rispetto alla concessione della riabilitazione penale.


Infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Trieste, aderendo completamente alla nostra tesi difensiva, concedeva allo stesso la riabilitazione penale.

Questo è il provvedimento con il quale il nostro assistito ha potuto beneficiare della riabilitazione:

concessione tribunale riabilitazione penale

Come potrai ben comprendere, l’ottenimento della riabilitazione penale è stata un’enorme gioia per il nostro assistito il quale, nello specifico, aveva realmente cambiato radicalmente le proprie condotte di vita in seguito a questi reati ma si vedeva completamente “bloccato” a causa dell’impossibilità di procedere ai pagamenti derivanti dalla condanna.

Perché rivolgersi ad un esperto avvocato riabilitazione penale?

Come avrai potuto comprendere, quella trattata, è una materia complessa, delicata che richiede particolari e specifiche competenze professionali che non tutti gli avvocati posseggono.

È sempre consigliabile, dunque, affidarsi ad un Avvocato competente in riabilitazione penale esperto in materia, che conosca bene la materia giuridica trattata di modo che, sin da subito, vi sia la massima garanzia del diritto di difesa, disponendo la strategia difensiva più opportuna al caso specifico.

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Nel corso degli anni abbiamo ben compreso questa circostanza ed è dunque fondamentale sin da subito instaurare un rapporto di fiducia con l’assistito che si sostanzia in:    

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