Sequestro 63 milioni di Bitcoin: Recupero della Guardia di Finanza

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Sequestro 63 milioni di Bitcoin: Recupero della Guardia di Finanza

In questo articolo voglio spiegarti quali sono state le ragioni che hanno determinato la Procura della Repubblica di Velletri a disporre il sequestro criptovaluta, per il considerevole importo di ben 63 milioni di euro, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria nazionale volta alla repressione delle truffe online, permettendo quindi alle persone offese dal reato di rientrare in possesso delle somme che gli erano state illecitamente sottratte.

Nel caso specifico i truffatori, nei cui confronti è stato disposto il provvedimento di sequestro preventivo delle somme di denaro, pubblicizzavano, attraverso i diversi social network (Facebook, Instagram ecc.), delle attività di investimento attraverso le quali sarebbe stata garantita agli investitori la possibilità di ottenere degli ingenti guadagni quotidiani senza alcun tipo di rischio.

In buona sostanza, quindi, alla luce di quanto emerso nel corso delle indagini poste in essere dalla Procura della Repubblica di Velletri, si trattava di un vero e proprio “schema Ponzi” destinato inesorabilmente ad implodere, con conseguente perdita di tutti i soldi degli investitori che, sulla base di quanto emerso, sarebbero poi stati trasferiti su conti correnti aperti dai truffatori all’estero.

Questa notizia è stata diffusa su tutti i media nazionali i quali hanno dato risalto al sequestro criptovaluta disposto dalla Procura della Repubblica di Velletri come una delle più grandi operazioni di sequestro in ambito nazionale in relazione alle valute virtuali.

Quale era lo schema della truffa posto in essere ?

    I truffatori, attraverso i diversi social network, sono riusciti a diffondere in maniera capillare messaggi pubblicitari attraverso i quali si rappresentava agli investitori la possibilità di ottenere degli ingenti guadagni senza alcun tipo di rischio promuovendo la vendita di una criptovaluta che, nello specifico, non aveva alcun tipo di valore sul mercato.

    Il fatto che detti guadagni fossero reali veniva fatto percepire agli investitori attraverso la redistribuzione di piccole somme di denaro che, chiaramente, non derivavano dagli investimenti effettuati, trattandosi semplicemente di soldi immessi man mano dagli investitori successivi, creando in questo modo un vero e proprio schema piramidale che in poco tempo avrebbe sicuramente portato tante persone a perdere tutti i risparmi accumulati nel corso della loro vita.

    Devi sapere, innanzitutto, che la prospettiva di ottenere facili (ma soprattutto certi) guadagni dovrebbe costituire il primo campanello di allarme per comprendere che, quella proposta, non sia altro che una truffa, essendo del tutto complesso, nel mondo degli investimenti, che possano realmente essere proposti degli investimenti sicuri con una redditività certa.

    In questo caso, quindi, le ignare vittime, anche sulla base dei feedback delle altre persone che avevano cominciato ad ottenere i primi (apparenti) guadagni, investivano tutti i loro risparmi credendo nella bontà del progetto senza capire che, in realtà, erano caduti nella rete di una vera e propria organizzazione criminale la quale aveva già in progetto di trasferire i soldi accumulati all’estero.

    La base principale dell’organizzazione criminale aveva sede in Italia, tanto è vero che ad occuparsi della vicenda è stata la Procura della Repubblica di Velletri la quale, con l’aiuto della Guardia di Finanza, è riuscita a smantellare l’organizzazione criminale, individuare i responsabili del reato ed a disporre il sequestro criptovaluta al fine di permettere alle ignare vittime del reato di ritornare nella disponibilità dei propri risparmi.

    Come è stato disposto il sequestro criptovaluta ?

      Come ti dicevo nella premessa, questa è stata una delle più grosse operazioni compiute in ambito nazionale in tema di truffe online e di sequestro criptovaluta, tanto è vero che i capitali sottratti ai truffatori sono stati realmente ingenti.

      Infatti i truffatori, sponsorizzando la vendita di una moneta elettronica del tutto priva di valore (Samuscoin), compivano una vera e propria proposta di investimento, senza  tuttavia avere alcun tipo di autorizzazione o titolo abilitativo per poterlo fare, essendo stato infatti contestato agli stessi il delitto di abusivismo finanziario ed associazione per delinquere.

      La pacifica sussistenza di queste due fattispecie di reato ha fatto sì che la Procura della Repubblica abbia potuto disporre il sequestro preventivo della criptovaluta per un equivalente di 63 milioni di euro.

      Nello specifico il sequestro preventivo è stato disposto proprio al fine di evitare che, durante le indagini, gli autori del reato potessero far sparire definitivamente gli importi illecitamente sottratti agli investitori, impossessandosi definitivamente degli stessi.

      Nel corso delle indagini, infatti, era emerso che alcuni dei componenti dell’organizzazione criminale avevano già prospettato la possibilità di trasferire detti soldi all’estero al fine di rendere maggiormente difficoltoso il rintraccio del denaro e l’applicazione di un sequestro criptovaluta.


      Da questo punto di vista il tempismo delle indagini ha evitato che il capitale potesse fuoriuscire dal territorio nazionale rendendone più difficoltoso il successivo rintraccio.

      Quali sono stati gli esiti delle indagini ? 

        Le indagini della Procura della Repubblica di Velletri hanno permesso di comprendere che, dietro le finte vendite della criptomoneta, si nascondeva una vera e propria organizzazione criminale, radicata in Italia ed all’estero, che non aveva altro obiettivo se non quello di appropriarsi del tutto indebitamente dei soldi dei risparmiatori simulando la vendita di una criptovaluta del tutto priva di valore.

        Una volta incamerati detti soldi, attraverso delle false piattaforme online gestite direttamente da remoto dagli stessi truffatori, dimostravano agli stessi il fatto che questi ultimi stessero realmente ottenendo dei guadagni, inducendoli in tal modo ad investire degli importi sempre più alti.


        Inoltre, al fine di non destare eccessivi sospetti, soprattutto nella fase embrionale della truffa, permettevano ai primi investitori di incamerare dei piccoli guadagni, inducendo in tal modo negli stessi la (falsa) prospettiva che i soldi che avevano consegnato ai truffatori fossero realmente investiti, pubblicizzando a loro volta il progetto a familiari, conoscenti ed amici.


        La capillare diffusione dei messaggi pubblicitari attraverso i differenti social network non ha fatto altro che ingrossare a dismisura il flusso di denaro che, chiaramente, come in ogni classico sistema piramidale, non è servito per l’effettuazione di investimenti, bensì solo per generare ricchezza ai truffatori.

        Una volta scoperta l’attività e le prospettive dell’organizzazione criminale l’intervento della Procura della Repubblica è stato fondamentale al fine di disporre l’arresto dei truffatori ed il sequestro criptovaluta.

        E’ quindi possibile disporre il sequestro criptovaluta ?

          Assolutamente SI, e questa operazione di polizia giudiziaria ne è la più lampante conferma.

          Infatti, in caso di commissione di reati come quello della truffa online, vi è il pericolo che la libera disponibilità della valuta virtuale in capo ai truffatori possa aggravare le conseguenze del reato, consentendo la commissione di altri reati dello stesso tipo, ovvero la commissione di reati di natura riciclativa che renderebbero maggiormente difficile il recupero del denaro successivamente.

          Quindi, lo strumento del sequestro preventivo della criptovaluta appare essere un’attività del tutto strumentale al fine di evitare che la persona offesa dal reato possa perdere tutti i suoi soldi anche in considerazione dell’estrema facilità con la quale possono avvenire le operazioni di trasferimento della criptovaluta.

          E’ possibile quindi recuperare i soldi dopo aver subito una truffa online?

            L’instaurazione di procedimenti di polizia nazionale così complessi dimostra la volontà dello Stato di combattere in maniera molto seria il cybercrime, essendo del tutto evidente che costituisca un elemento di fondamentale importanza per riuscire a raggiungere questi risultati investigativi la cooperazione di polizia in ambito nazionale ed internazionale ed il sequestro criptovaluta.

            Sta di fatto che, quello che ti ho menzionato in precedenza, non è stato sicuramente  l’unico caso di arresti in ambito nazionale ed internazionale dato che ci sono stati diversi episodi in cui le forze dell’ordine sono riuscite -attraverso sequestri di centinaia di migliaia di euro- a recuperare i soldi che ignari piccoli risparmiatori pensavano di aver investito senza comprendere che, in realtà, erano semplicemente caduti nel tranello ordito nei loro confronti da spietati truffatori.

            Leggi l’articolo su come è possibile recuperare i soldi da una truffa in crypto valuta e bitcoin.  

            Per comodità ti inserisco all’interno di quest’articolo alcuni casi di cronaca giudiziaria ove le indagini sono state effettuate proprio seguendo il capitale, così da arrivare persino all’arresto dei presunti truffatori.

            Ecco a te i link:

            Capisci bene, dunque, che fare le indagini nel modo corretto può portare al recupero del capitale e l’individuazione dei responsabili.

            Qual e’ la nostra esperienza nei casi di sequestro criptovalute ?

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              Ti lascio altri articoli sul nostro sito su questo argomento affinché tu possa trovare informazioni utili:

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