20-11-2021

Estradizione Italia – Pakistan: Come abbiamo ottenuto la scarcerazione di un nostro assistito

In questo articolo voglio raccontarti di un caso che abbiamo affrontato, in cui un uomo è stato arrestato in ragione di una richiesta di estradizione formulata nei suoi confronti dallo Stato del Pakistan. Come abbiamo ottenuto la scarcerazione? Leggi il nostro articolo.

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Estradizione Italia – Pakistan: Come abbiamo ottenuto la scarcerazione di un nostro assistito

In questo articolo voglio spiegarti come abbiamo ottenuto un provvedimento molto favorevole per un nostro assistito, nei cui confronti era stato aperto un procedimento di estradizione passiva in Italia, presso la Corte di Appello di Torino, sulla base di una richiesta di mandato di arresto internazionale emesso nei suoi confronti dallo Stato del Pakistan.

Innanzitutto, se anche tu ti trovi nella stessa situazione – ovvero sei stato colpito da mandato di cattura internazionale o sei sottoposto ad un procedimento di estradizione in Italia – puoi rivolgerti al nostro studio legale Avvocato Penalista H24 composto da avvocati penalisti internazionali; abbiamo trattato diversi casi del genere e spesso li abbiamo risolti con la grande soddisfazione dei nostri clienti.

Se vuoi approfondire l’argomento ti invito in ogni caso a leggere questo articolo in cui ti spiego nel dettaglio cosa fare in caso di applicazione di misura cautelare in una procedura di estradizione in Italia.

Ed allora, se vuoi sapere come abbiamo risolto il problema del nostro cliente, arrestato in Italia sulla base di una richiesta estradizione Pakistan, ti suggerisco vivamente di continuare a leggere quest’articolo.

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Perché il nostro assistito era stato arrestato?

Il nostro assistito, nel corso di una vacanza in Italia con la propria famiglia, veniva arrestato e portato in carcere dalla Polizia Italiana in quanto accusato di aver commesso svariati reati in Pakistan: in particolare, nei confronti dello stesso, era stata applicata una red notice di Interpol perché pendeva nei suoi confronti un mandato di arresto internazionale emesso nei suoi confronti dallo Stato del Pakistan per l’esecuzione di una misura cautelare.

In seguito all’applicazione di una misura cautelare da parte dello Stato del Pakistan, quindi, essendo stato diramato un ordine di arresto internazionale nei confronti del nostro assistito, le Forze dell’Ordine Italiane non hanno potuto fare altro che dare esecuzione al mandato di cattura internazionale, conducendolo il nostro assistito in una nelle carceri Italiane.

Il nostro assistito, nonostante fosse di nazionalità Pakistana, non era più presente in Pakistan da diversi anni e, proprio perché non rinvenuto sul territorio di quello Stato, veniva diramato nei suoi confronti il mandato di arresto internazionale, con conseguente applicazione di una red notice di Interpol, al fine di disporne l’arresto in ambito internazionale.    

Se anche tu sei sottoposto ad una richiesta di arresto internazionale e vuoi sapere come fare per richiedere la cancellazione di una red notice di Interpol, ti invito a leggere l’articolo dedicato cliccando qui, così che tu possa ottenere maggiori informazioni su come fare per ottenere la cancellazione di un avviso rosso di Interpol. 

L’arresto del nostro assistito

Come ti dicevo, una volta diramato l’ordine di arresto internazionale, l’uomo veniva rintracciato in Italia (precisamente in Piemonte) e quindi arrestato dalle Forze di Polizia Italiane.

Dopo l’arresto, la procedura sull’estradizione prevede la cosiddetta udienza di convalida dell’arresto, al fine di verificare se l’arresto è stato eseguito legittimamente e se sono stati rispettati tutti i diritti della persona.

Parte dunque la procedura di estradizione passiva in Italia (davanti alla Corte di Appello del luogo in cui l’arrestato è stato fermato ovvero, nel caso di specie, la Corte di Appello di Torino) al fine di stabilire se – in virtù della richiesta estradizione Pakistan – l’uomo doveva essere consegnato alle Autorità Pakistane per l’esecuzione della misura cautelare applicata nei suoi confronti.

Nel corso dell’udienza di convalida l’uomo dichiarava di non prestare il consenso alla sua estradizione verso lo Stato del Pakistan, temendo che nel suo Paese potesse essere perseguitato, e la Corte di Appello di Torino, pertanto, applicava nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere.

Cosa succede dopo l’udienza di convalida?

Nei confronti del nostro assistito, come ti ho detto prima, era stata applicata la misura cautelare della detenzione in carcere, ritenendo la Corte di Appello di Torino che fosse sussistente il pericolo di fuga dall’Italia, trattandosi di un cittadino straniero in alcun modo radicato nel territorio Italiano.

Nel corso del procedimento inerente la richiesta di estradizione in Pakistan, tuttavia, la difesa si accorgeva che tardava ad arrivare la richiesta di estradizione dallo Stato del Pakistan.

Infatti, nonostante lo Stato avesse inviato della documentazione allo Stato Italiano in merito alla richiesta di arresto del nostro assistito, questa documentazione non poteva in alcun modo essere considerata assimilabile ad una vera e propria richiesta di estradizione, necessitando quest’ultima di alcuni requisiti formali che erano completamente assenti nel caso di specie.

La richiesta di estradizione, infatti, sulla base di quanto previsto dall’articolo 700 del codice di procedura penale è possibile soltanto se formulata in maniera esplicita allo Stato Italiano e se contiene:

  1. Copia del provvedimento restrittivo della libertà personale o della sentenza di condanna applicata nei confronti della persona richiesta;
  2. Una relazione sui fatti addebitati alla persona e sugli articoli di legge che si assumono essere stati violati;
  3. Il testo della Legge applicabile nei confronti della persona richiesta;
  4. Il provvedimento di commutazione della pena, nel caso in cui la richiesta di estradizione sia applicata per un reato per il quale è prevista l’applicazione della pena di morte;
  5. I dati segnaletici, ovvero ogni altra informazione tesa ad individuare la persona per la quale viene formulata la richiesta di estradizione.

Ebbene, nel caso di specie le richieste inviata dallo Stato del Pakistan all’Italia non avevano alcuna delle caratteristiche sopra elencate e pertanto, sembrava evidente come la scarsa documentazione inviata non potesse in alcun modo essere assimilata ad una richiesta estradizione Pakistan.

Occorre inoltre osservare come non esista alcun trattato di estradizione Italia Pakistan, pertanto la disciplina applicabile al caso di specie doveva essere necessariamente tratta dalle norme del codice Italiano in materia di estradizione e dai principi di diritto internazionale.

La nostra strategia difensiva: come abbiamo ottenuto la scarcerazione del nostro assistito?

La strategia di difesa è stata innanzitutto di formulare delle richieste di sostituzione della misura cautelare applicata nei confronti del nostro assistito, non essendo sicuramente, nell’ambito di una procedura estradizionale, la custodia cautelare in carcere l’unica misura applicabile per garantire il pericolo di fuga della persona richiesta.

Allo stesso tempo, avendo riscontrato che la documentazione inviata dallo Stato del Pakistan non potesse in alcun modo essere considerata assimilabile ad una formale richiesta di estradizione, si attendeva il termine di 40 giorni dal momento della comunicazione del provvedimento di arresto dall’Italia allo Stato del Pakistan, dovendo essere revocata la misura cautelare in caso di mancata formulazione di detta richiesta nel termine stabilito per Legge.

Devi sapere, infatti, che l’articolo 715 comma 6 del Codice di procedura Penale prevede espressamente che: “Le misure cautelari sono revocate se entro quaranta giorni dalla predetta comunicazione non sono pervenuti al ministero degli affari esteri o a quello della giustizia la domanda di estradizione e i documenti previsti dall’articolo 700”.

La tesi della difesa, quindi, poggiava sul fatto che la documentazione pervenuta dal Pakistan fino a quel momento non potesse in alcun modo essere considerata assimilabile ad una vera e propria richiesta di estradizione e che, pertanto, dovesse essere disposta la revoca della misura cautelare (e quindi la scarcerazione del nostro assistito) una volto decorso detto termine.

Quale è stata la decisione della Corte?

Dopo uno studio incessante del caso del nostro assistito la Corte di Appello di Torino ci ha dato ragione.

Eccoti la dimostrazione

Decisione della Corte di Appello di Torino.

I giudici della Corte di Appello di Torino hanno deciso proprio sulla base della normativa che abbiamo citato, disponendo pertanto l’immediata scarcerazione del nostro assistito.

Grazie al nostro decisivo contributo siamo riusciti ad ottenere un grande risultato, nonché la soddisfazione del nostro cliente che per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto essere estradato in Pakistan, stato questo nel quale avrebbe corso il serio rischio di essere perseguitato dalla giustizia.

Perché rivolgersi ad un esperto avvocato per richiesta estradizione Pakistan?

Come avrai potuto comprendere, quella trattata in materia di estradizione, è una procedura particolarmente complessa, delicata che richiede particolari e specifiche competenze professionali che non tutti gli avvocati posseggono.

Allo stesso tempo, per quanto riguarda lo Stato del Pakistan, non esiste alcun trattato di estradizione Italia Pakistan.

È sempre consigliabile, dunque, affidarsi ad uno competente Avvocato arresto per estradizione esperto in materia, che conosca bene la materia giuridica trattata di modo che, sin da subito, vi sia la massima garanzia del diritto di difesa, disponendo la strategia difensiva più opportuna al caso specifico.

Abbiamo trattato e risolto diversi casi in tema di estradizione e di Mandati di Cattura internazionale

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Il metodo di Avvocato Penalista H24

La nostra priorità è porre l’assistito al centro del nostro operato, assumerci le sue preoccupazioni ed i suoi timori. Essere sottoposti ad un procedimento di estradizione in Italia è chiaramente una sciagura che coinvolge tutta la famiglia.

Nel corso degli anni abbiamo ben compreso questa circostanza ed è dunque fondamentale sin da subito instaurare un rapporto di fiducia con l’assistito che si sostanzia in:    

-- informazione costante sulla nostra attività professionale svolta nel Tuo esclusivo interesse. Sarai aggiornato passo passo di cosa stiamo facendo e di cosa accadrà. Ti spiegheremo le cose in modo che tu possa capire il difficile linguaggio della legge;

-- massima disponibilità e reperibilità: il nostro studio si chiama Avvocato Penalista H24 perché siamo sempre operativi 7 giorni su 7 24 ore al giorno. Siamo sempre al tuo fianco e potrai sempre contare su di noi. Tutti i giorni a qualsiasi ora del giorno e della notte.

-- formulazione di un preventivo immediato senza sorprese future. Ogni scelta difensiva sarà preventivamente concordata con Te, non avrai brutte sorprese e non dovrai sostenere costi imprevisti. Sin dal principio saprai quali sono i costi che dovrai sostenere.

Il rispetto di queste semplici regole e la nostra preparazione ci ha portati nel corso degli anni a regalare tante soddisfazioni ai nostri clienti. 

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