Richiesta estradizione per droga: perché il nostro assistito non è stato estradato

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Richiesta estradizione per droga: perché il nostro assistito non è stato estradato

Il nostro assistito, nella giornata del 17.07.2023, veniva tratto in arresto in Italia in quanto ricercato in ambito internazionale dalla Repubblica Federativa del Brasile, pendendo nei suoi confronti una sentenza definitiva di condanna in detto stato alla pena di anni 9 e mesi 8 di reclusione per il delitto di detenzione di oltre 43 kg di cocaina, avendo quindi il Brasile formulato una richiesta di estradizione all’Italia.

Lo stesso, infatti, durante un breve soggiorno presso una struttura alberghiera in compagnia della propria moglie in Italia, veniva tratto in arresto dalla Polizia Giudiziaria in quanto era stata applicata nei suoi confronti una red notice di Interpol emessa sulla base dell’ordine di arresto internazionale disposto dal Brasile il quale, nello specifico, ne richiedeva l’arresto per la successiva consegna a causa di una sentenza di condanna pendente nei suoi confronti.

Una volta disposto l’arresto in Italia, quindi, i familiari, assolutamente disperati per la vicenda, temendo che il nostro assistito potesse essere consegnato in Brasile per scontare la condanna, si ponevano in contatto con i professionisti dello studio legale internazionale Avvocato Penalista H24 al fine di comprendere in che modo avrebbero potuto aiutare il nostro assistito al fine di non essere estradato in Brasile.

Inoltre, una volta disposto l’arresto, veniva applicata nei confronti del nostro assistito la misura cautelare della detenzione in carcere, ritenendo l’Autorità Giudiziaria Italiana che potesse concretizzarsi un pericolo di fuga dall’Italia dello stesso nel caso in cui fosse stata applicata una misura cautelare meno afflittiva.

Lo studio del caso del nostro assistito e la richiesta di estradizione formulata dal Brasile

Una volta compresa l’urgenza del caso, ci mettevamo immediatamente al lavoro al fine di evitare che il nostro assistito potesse patire la custodia cautelare in carcere durante il periodo di tempo necessario perottenere la decisione da parte della Corte di Appello di Napoli in relazione alla richiesta di estradizione formulata dal Brasile.

Infatti, nel caso di specie, esistendo uno specifico trattato di estradizione tra l’Italia ed il Brasile erano evidenti i rischi che il nostro assistito potesse essere consegnato a detto Stato, e questo nonostante il fatto che la sua eventuale consegna potesse costituire un evidente pericolo per la sua vita, oltre che una palese violazione dei suoi diritti fondamentali.


Si occupava direttamente del caso l’avvocato Ismaele Brancaccio il quale aveva già affrontato numerosi procedimenti inerenti richieste di estradizione formulate dalla Repubblica Federativa del Brasile.

Se vuoi avere maggiori informazioni in merito a tutti i nostri professionisti ed alle specifiche competenze professionali ti consiglio di leggere questo articolo.

Queste erano le accuse mosse nei confronti del nostro assistito e la sentenza di condanna applicata nei suoi confronti in Brasile.

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Come ti dicevo prima, una volta che era stato disposta la custodia cautelare in carcere del nostro assistito, la prima cosa da fare era evitare che lo stesso potesse patire la detenzione durante il tempo necessario all’Italia per decidere in merito alla richiesta di estradizione, pertanto ci mettevamo immediatamente al lavoro per richiederne la scarcerazione.

La richiesta di revoca della misura cautelare durante il procedimento di estradizione

Una volta letti tutti gli atti a sostegno della misura cautelare applicata nei confronti del nostro assistito ci mettevamo immediatamente al lavoro per formulare una richiesta di scarcerazione, ritenendo del tutto inopportuna la misura cautere detentiva, non essendo emersi in alcun modo elementi inerenti la possibile fuga dal territorio nazionale del nostro assistito il quale, nello specifico, viveva assieme a tutta la sua famiglia in Italia da sempre.

Devi sapere, infatti, che in caso di richiesta di estradizione l’unica esigenza cautelare che deve essere preservata con la misura cautelare è esclusivamente il pericolo di fuga, non potendo essere applicata alcuna misura cautelare nel caso in cui possa ritenersi insussistente il pericolo che la persona richiesta possa allontanarsi dal territorio nazionale.

Pertanto, alla luce di queste circostanze formulavamo una richiesta di revoca della misura cautelare, evidenziando nella stessa come fossero addirittura insussistenti i presupposti per disporre la consegna del nostro assistito al Brasile nell’ambito del procedimento di estradizione sia per ragioni di salute, che per palesi violazioni dei diritti fondamentali del nostro assistito nell’ambito del procedimento tenutosi in Brasile.

In questo caso la Corte di Appello di Napoli, in seguito all’udienza tenutasi in camera di consiglio, decideva di accogliere la nostra istanza e disponeva la scarcerazione del nostro assistito, nei cui confronti veniva disposto esclusivamente un obbligo di dimora nel territorio della regione Campania.

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Se vuoi approfondire questo tema e sapere, nello specifico, quali sono state le motivazioni adottate dalla Corte di Appello di Napoli per disporre la revoca della misura cautelare, ti consiglio di leggere questo articolo nel quale ti spiego nel dettaglio quali sono state le argomentazioni da noi spese a sostegno della richiesta di revoca della misura cautelare in seguito alla richiesta di estradizione formulata dal Brasile.

Il procedimento di estradizione in seguito alla sostituzione della misura cautelare

Devi sapere che la sostituzione della misura cautelare, sebbene abbia dato maggiore serenità al nostro assistito ed ai propri familiari, permettendogli di affrontare il procedimento di estradizione da uomo libero, non risolveva affatto il procedimento di estradizione verso il Brasile, avendo la Corte di Appello di Napoli limitato il proprio giudizio esclusivamente in relazione alla insussistenza di un pericolo di fuga dall’Italia.

Chiaramente andava ancora affrontato il procedimento di estradizione nel quale spettava all’Autorità Giudiziaria Italiana di decidere se disporre (o meno) la consegna del nostro assistito al Brasile, dal momento che detto stato chiedeva l’esecuzione di una condanna di ben 9 anni ed 8 mesi di reclusione per un delitto inerente la detenzione di ben 43 kg di cocaina.

Questa è la nota con la quale il Ministero della Giustizia chiedeva disporsi l’estradizione al Brasile, evidenziando in detta richiesta l’esistenza di un trattato di estradizione tra l’Italia ed il Governo della Repubblica Federativa del Brasile.

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Lo stesso Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli inviava una requisitoria scritta alla Corte di Appello con la quale richiedeva la consegna del nostro assistito al Brasile, alla quale rispondevamo adducendo tutte le argomentazioni in relazione alle quali la Corte di Appello non avrebbe dovuto disporre la consegna.

Le ragioni per le quali ritenevamo non potesse essere accolta la richiesta di estradizione formulata dal Brasile

A nostro avviso, la semplice sussistenza di un trattato di estradizione tra il Governo Italiano e quello Brasiliano non poteva in alcun modo giustificare la richiesta di consegna del nostro assistito.


Al riguardo, infatti, sin dal momento dell’applicazione della misura cautelare della detenzione in carcere nei confronti del nostro assistito provvedevamo a creare un vero e proprio “report” difensivo con il quale evidenziavamo tutte le violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti in detto Stato, sulla base di informazioni reperite delle principali organizzazioni internazionali a tutela dei diritti fondamentali delle persone quali, ad esempio, Amnesty International ovvero Human Right Watch.

Inoltre, attraverso un’accurata memoria difensiva e con l’allegazione di specifica documentazione, evidenziavamo come le condizioni di salute del nostro assistito fossero del tutto incompatibili con la detenzione in carcere (men che mai con quella che avrebbe potuto patire presso le carceri Brasiliane, già note per la sistematica violazione dei diritti dei detenuti), evidenziando quindi come l’eventuale consegna nel procedimento di estradizione avrebbe potuto mettere a repentaglio la salute dello stesso, ovvero finanche la vita.

Infine evidenziavamo la sussistenza di una palese violazione del fondamentale diritto di difesa nel processo tenutosi in Brasile dal momento che, così come sostenuto dal nostro assistito, lo stesso aveva ottenuto una sentenza di assoluzione in primo grado, essendo la sentenza di condanna derivata esclusivamente da un appello formulato in Brasile dal Pubblico Ministero, per il quale lo stesso neppure era stato notiziato dell’avviso di fissazione dell’udienza innanzi alla Corte di Appello.


In buona sostanza si prospettava una situazione ben lontana dalla semplice contumacia dell’imputato, avendo il Governo Brasiliano completamente omesso di effettuare le dovute notifiche all’estero in seguito alla fissazione dell’udienza innanzi alla Corte di Appello, essendo il nostro assistito venuto a conoscenza della sentenza definitiva di condanna esclusivamente in seguito all’instaurazione nei suoi confronti del procedimento di estradizione.

La palese violazione del diritto di difesa, nel caso specifico, risultava evidente anche alla luce dei principi enucleati dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, nella nota sentenza Maestri e altri contro Italia del 8 luglio 2021 in cui la Corte EDU ha affermato i seguenti principi di diritto che, necessariamente, avrebbero dovuto trovare applicazione anche nel caso del nostro assistito, ovvero:

  • Viola il diritto ad un processo equo l’omessa citazione ai fini dell’esame della corte d’appello che rovesci la sentenza di assoluzione in primo grado;
  • Esiste un obbligo per il giudice di sentire personalmente l’imputato su fatti e questioni determinanti per stabilire la sua colpevolezza;
  • Una rinuncia al diritto di essere presente al procedimento non equivale a una rinuncia dell’imputato al diritto di essere ascoltato dal giudice d’appello;
  • Il diritto dell’imputato di essere l’ultimo a parlare o di fare dichiarazioni spontanee deve essere distinto dal suo diritto di essere ascoltato durante il procedimento, da un giudice.


Detti principi di diritto che, nello specifico, non rappresentano altro che le garanzie fondamentali previste dall’art. 6 CEDU a tutela del diritto di difesa, necessariamente avrebbero dovuto trovare applicazione anche nel caso del nostro assistito, in cui risultava del tutto evidente che l’overturning della sentenza di primo grado effettuato dal Giudice di appello in Brasile fosse avvenuto in assenza di qualsivoglia garanzia difensiva.

La richiesta di informazioni formulata dalla Corte di Appello di Napoli al Governo Brasiliano in seguito alle nostre richieste difensive

La Corte di Appello di Napoli, avendo ben compreso la complessità delle argomentazioni mosse dalla difesa inerenti il quadro clinico del nostro assistito e la possibilità che, realmente, fossero state poste in essere delle gravi violazioni processuali che, qualora confermate, avrebbero potuto comportare il rifiuto della richiesta di estradizione decideva di formulare una specifica richiesta al Governo Brasiliano con la quale chiedeva di essere informata in merito alla decisione assunta nei confronti del nostro assistito in Brasile ed alle modalità di detenzione che gli sarebbero state garantite in caso di consegna.

A dette richieste rispondeva il Governo Brasiliano in maniera del tutto generalizzata, non fornendo infatti alcun tipo di garanzia in merito al pieno rispetto dei diritti fondamentali del nostro assistito in caso di consegna in Brasile.

Infatti veniva riportato il fatto che ai detenuti Brasiliani veniva concessa la disponibilità di celle singole della grandezza di almeno 6 mq non rappresentando, tuttavia, se detto trattamento detentivo sarebbe stato riservato specificamente al nostro assistito.

Inoltre, quanto alle modalità attraverso le quali era stato tenuto il procedimento in Brasile, il Governo Brasiliano confermava la nostra tesi che mai era stata effettuata alcuna notifica in merito alla fissazione dell’udienza innanzi alla Corte di Appello in Brasile, la quale decideva in assenza di una difesa effettiva da parte del nostro assistito.

Per quanto riguarda, invece, le condizioni detentive che sarebbero state riconosciute al nostro assistito in Brasile, nonostante le informazioni fossero pervenute soltanto il giorno prima dell’udienza, provvedevamo a depositare uno specifico report con il quale dimostravamo come, con specifico riferimento alle carceri presenti nello Stato di San Paolo (Brasile), fosse sistematica la violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, venendo in molti casi gli stessi costretti a vivere in condizioni inumane.

La decisione della Corte di Appello di Napoli con la quale veniva rigettata la richiesta di estradizione formulata dal Brasile

La Corte di Appello di Napoli, accogliendo completamente le nostre argomentazioni difensive, decideva di rifiutare la consegna del nostro assistito al Governo Brasiliano, chiudendo quindi la procedura di estradizione.

Queste sono alcune delle argomentazioni spese dalla Corte di Appello di Napoli a sostegno del rifiuto della consegna del nostro assistito.

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La Corte di Appello, nel rigettare la richiesta di estradizione, ha fatto riferimento proprio alle nostre argomentazioni difensive ed alla documentazione allegata dalla difesa inerente le precarie condizioni di vita riconosciute ai detenuti negli istituti detentivi Brasiliani.

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Per queste ragioni, quindi, la Corte di Appello di Napoli decideva di rifiutare la consegna del nostro assistito al Brasile.

Non potete immaginare la gioia del nostro assistito e dei suoi familiari nel momento in cui abbiamo provveduto a comunicargli la decisione del Tribunale e le sue lacrime di gioia, per noi, sono state la più grande soddisfazione professionale cui potessimo ambire.

Questi sono i messaggi di ringraziamento per il nostro operato che hanno portato in noi veramente tantissima gioia ed orgoglio.

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